

10 scarpe dalle sfilate di Parigi + 1 da lode
Parigi non si smentisce mai: quando pensiamo di aver visto tutto, le passerelle dell’autunno-inverno 26/27 arrivano a ricordarci che la moda, sotto l’ombra della Tour Eiffel, è prima di tutto teatro e provocazione.
Questa stagione ha segnato un netto distacco dal “minimalismo rassicurante” degli anni passati, abbracciando un’estetica che potremmo definire “massimalismo distopico”. Spalle ipertrofiche e non semplici spalline anni 80, ma strutture architettoniche vere e proprie come le silhouette di Vuitton che si è ispirato ai popoli delle montagne, se non addirittura i volumi che si “gonfiano” da Loewe. Tutto appare più surreale e accentuato, dai copricapo giganti alle borse strutturate, alle calzature con punte spesso portate all’estremo.
A Parigi, però, la sfilata non si esaurisce con l’abito; le ambientazioni hanno creato quadri potenti per incorniciare i capi: ninfee giganti da Dior, montagne stilizzate da Louis Vuitton, gru colorate da Chanel, maneggio con i cavalli di Stella McCartney. Un grande spettacolo, quindi, dove si privilegia l’effetto wow, ma non sempre i capi sono commerciali. “A Parigi la moda non deve essere portabile, deve essere pensabile.” Questa frase sembra essere stata il mantra di molti direttori creativi per le collezioni ai 26/27. A volte questo riguarda anche le calzature.
Anatomia delle calzature
Punte: molto affilate e sorrette da tacchi stiletto da Saint Laurent per accompagnare lo smoking, allungate da Stella McCartney e abbinate a tacchi a gabbia per le slingback. Le punte sono sempre lunghe ma all’insù da Acne Studio nelle décolleté decorate da quattro fiocchetti in pelle; sono più squadrate da Chanel nell’intramontabile slingback bicolore dal tacco retro, come nel più nuovo sabot in vernice sempre bicolor.
Tacchi: alti e in materiali sfumati che ricordano le corna di cervo da Vuitton, che aggiunge in collezione anche le zeppe sagomate, zeppa anche da Vaquera, plateau monoblocco per gli stivaletti di Comme des Garcons, kitten heels nei mocassini di Hermes. E poi tacchi sottili ma medio-alti nelle décolleté a gabbia di Rabanne, sagomati da Jean Paul Gaultier per gli stivaletti con intagli e stringature, grossi e solidi da Miu Miu.
Décor: le ninfee sui sandali e le roselline origami sulle T-bar di Dior, i ponpon che formano grappoli sui sandali di Givenchy in alternativa ai maxi nodi in pelle, le borchie sulle décolleté di Balenciaga, i fiori con petali stilizzati da Chanel; i lunghi spikes punk che svettano sui modelli di Junya Watanabe.
Stivali: i cuissard in pelle stampata da Balmain, in suede con risvolto in pelo di Acne Studio, i texani con risvolto in montone da Chloé, gli stivali con la ghetta che sale fino alla coscia di Givenchy, a cavaliere da Dries Van Noten e, naturalmente, da Hermes che ribadisce le proprie origini equestri, facendosi tentare però anche dalla versione over the knee. Sono slouchy e con la forma delle dita appena accennate da AKxVivienne Westwood.
I modelli e i dettagli da ricordare in queste sfilate di Parigi
Partiamo dal modello che merita la lode: è il sandalo ninfee di Dior, disegnato da Nina Christen, la designer di calzature più ambita dalle griffe e che JW Anderson, oggi direttore creativo della Maison, si è portata da Dior. Infatti prima disegnava con lui gli accessori di Loewe, ma Christen ha anche collaborato con Bottega Veneta e con altre griffe, ideando calzature che non sono mai passate inosservate. In questo modello che rende omaggio alla tradizione floreale della maison Dior – anche nella collezione pe 2026 c’era il sandalo con un grande fiore in raso – la forma della suola riprende quello della foglia del fiore in una grande armonia di proporzioni e sfumature di colori.












