

10 scarpe (eclettiche) per la p/e 2027 dalle sfilate di Milano
Se c’è una riflessione chiara che emerge dalle passerelle della Milano Fashion Week dedicata alla primavera/estate 2027, è la definitiva archiviazione del concetto di “tendenza dittatoriale”. La moda milanese non impone un’unica estetica, un colore dominante o un’unica silhouette; si trasforma invece in una grande narrazione corale dove a trionfare è la pluralità dei linguaggi e la totale libertà di interpretazione dell’individuo.
Questa stagione conferma come le grandi maison preferiscano offrire strumenti e visioni piuttosto che regole rigide. Emblematico è l’approccio di Gucci, la cui estetica poliedrica riassume perfettamente il momento storico: non esiste una sola donna o un solo stile, ma – come suggerisce la maison stessa – convivono “tante Gucci”, ciascuna espressione di un’identità libera, sfaccettata e sfuggente alle etichette: la signora chic, la ragazza ribelle, la donna sexy, e così via. L’abito smette quindi di essere un’uniforme, ma diventa uno specchio della personalità di chi lo indossa.
Parallelamente, Dolce & Gabbana compie una scelta fortemente evocativa riaprendo i bauli della memoria siciliana. Non si tratta di una semplice operazione nostalgia o di un mero ripescaggio d’archivio, ma di un invito al viaggio personale. I capi del passato, carichi di storia, di pizzi e sartorialità, vengono messi a disposizione del fruitore come tasselli di un puzzle che ciascuno è libero di ricomporre secondo la propria sensibilità. La memoria diventa così materia viva e malleabile, lasciando a chi guarda il compito e il privilegio di contestualizzare e reinterpretare il patrimonio stilistico del brand.
Il filo conduttore di Milano è dunque l’assenza di un unico filo conduttore. Le sfilate e le presentazioni per la prossima stagione estiva celebrano il guardaroba come spazio aperto e l’atto del vestirsi come un esercizio di autocoscienza. La vera tendenza della stagione è dunque l’individualità: un messaggio forte che rimette al centro la persona e trasforma la passerella in un catalogo di infinite possibilità espressive.
Questa stessa eclettica libertà espressiva trova nelle calzature la sua declinazione più immediata, concreta e tangibile. Se gli abiti tracciano l’intenzione della silhouette, le scarpe diventano il vero ancoraggio al suolo, l’elemento che definisce il tono, l’attitudine e il ritmo di ogni passerella.
Le calzature fra elaborazioni e minimalismo
A confermare l’assenza di un dettame univoco è proprio la simultanea convivenza di estremi opposti. Chi ha lavorato sulla semplificazione, alleggerendo la tomaia come se fosse una ragnatela (Bottega Veneta), chi ha giocato sulle trasparenze con inserti in vinile (Giorgio Armani), sulle reti in rafia ( Scervino)o sugli effetti materici ottenuti con il crochet o l’applicazione di fiori, fiocchi, piumini (Blumarine). Oppure chi ha fatto dei tacchi il focus della calzatura, creando delle vere e proprie sculture, incastonandoli di pietre o bottoni colorati (Dolce&Gabbana).
Dai tacchi a stiletto (Gucci, Fendi) o a banana (Prada) si passa alle zeppe sagomate e sottili (Ferragamo) o agli spessi plateau (Moschino, Philippe Plein, The Attico) che sorreggono tacchi altissimi e solidi. In alternativa alle pump e ai sandali con i tacchi alti, non sono mancati gli infradito rasoterra (Missoni), le slingback piatte (Laura Biagiotti), le ballerine con lacci (Etro), i mocassini in raso (Giorgio Armani) o in pelle traforata (Tod’s), le sneaker-stivali (Marni, Onitsuka Tiger). La via di mezzo sono i kitten heels (Jil Sanders, Marco Rambaldi, Prada) o i tacchi medi e grossi (Marni). Ecco 10 modelli dalle sfilate di Milano che avvalorano l’eclettismo della prossima stagione estiva.











