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Assocalzaturifici sostiene il piano da 4 miliardi per la crescita del settore 

Confindustria Moda e Confindustria Accessori Moda (di cui fa parte anche Assocalzaturifici) hanno condiviso le Linee Guida del Piano Strategico per il Sistema Moda in occasione dell’evento dedicato all’impatto delle crisi globali sul Made in Italy alla Camera dei Deputati il 16 aprile scorso. 

Il piano nasce con l’obiettivo di rafforzare la competitività del settore moda attraverso una collaborazione più stretta tra imprese, istituzioni e distretti produttivi. Tra le priorità individuate: innovazione e investimenti, sviluppo del capitale umano, internazionalizzazione, transizione digitale e sostenibile, accesso al credito più efficiente, interventi su formazione ed energia. 

L’analisi Why Italia presentata da Deloitte ha analizzato le performance di 75.000 aziende italiane, individuando le tre mosse prioritarie per la manifattura della moda: 1) saper preservare i distretti e tutelare le competenze specifiche; 2) continuare con gli investimenti, nonostante la situazione di incertezza attuale; 3) essere coesi e fare aggregazione (il “piccolo e bello” non è più un modello attuale). 

Giovanna Ceolini, in qualità di presidente di Confindustria Accessori Moda, (oltre che presidente di Assocalzaturifici) ha analizzato i dati del settore moda: 88 miliardi di fatturato, di cui 29 miliardi del settore pelle-accessori e 58 del tessile-abbigliamento. Il 75% delle aziende ha però meno di 10 addetti, ma fornisce un elevato valore aggiunto alla filiera. “Abbiamo quindi l’obbligo – ha detto – di salvare la filiera e chiediamo al Governo di poter lavorare bene e soprattutto attrarre i giovani. Molte aziende lavorano per i grandi brand della moda, ma non ci sono regolamentazioni precise e troppa burocrazia. Le regole per le piccole aziende non possono essere le stesse delle multinazionali”.

La salvaguardia del settore è una priorità anche per il presidente di Confindustria Moda, Luca  Sburlati , ricordando che nel comparto moda lavora mezzo milione di addetti nelle aziende e altrettanti nel retail. “Dobbiamo mettere in sicurezza le piccole imprese, e i distretti fanno la differenza, sono come un albergo diffuso; – ha specificato – dobbiamo difendere il valore del made in Italy. La filiera è composta da due terzi da aziende che non hanno un brand proprio e quindi ci vuole una narrativa corretta del made in Italy”. Ha poi concluso il suo intervento dicendo che da soli non si va da nessuna parte e che è importante costruire patti di filiera con altri paesi europei.

Anche il Ministro Adolfo Urso ha sottolineato l’importanza di filiere integrate e di strumenti come il Piano di Transizione 5.0, che riguarda anche la transizione energetica, per sostenere lo sviluppo del settore. Ha poi ribadito la necessità di rinsaldare i legami con l’Europa e ha citato le misure prese insieme alla Francia per contrastare il fast fashion con l’introduzione di dazi per i pacchi di piccole entità. Ha messo poi l’accento sulla resilienza dell’industria italiana con la diversificazione dei prodotti che implica la flessibilità, e la capacità di diversificare i mercati e quindi di “sventare” le crisi. Il  Ministro ha poi fornito alcuni dati globali sull’export italiano che in un anno difficile come il 2025 è cresciuto nel complesso del 3,3% e del 7, 2% verso gli USA; inoltre gli investimenti esteri in Italia sono cresciuti del 20% negli ultimi tre anni – nella Borsa italiana e nei titoli di stato – , “quindi noi siamo cresciuti nel mondo e il mondo è cresciuto in noi”.

La diversificazione dei mercati è un altro asset importante per i settori industriali: “Non basta l’America, che non può fare a mano dei nostri prodotti, ma dobbiamo guardare altrove dove c’è crescita, come Canada, Messico, Mercosur (Brasile, Cile, Argentina, Paraguay ) e ai grandi mercati del sud est asiatico (India, Indonesia), all’ Australia e Emirati. Con molti di  questi mercati sono stati firmati accordi di libero scambio”.  E ha concluso Urso: “Oggi il made in Italy è bello, buono, ben fatto, ma anche sostenibile (sostenibilità ambientale, economica e sociale e quindi legalità)”.