

Benessere sul lavoro. Una questione di sostenibilità sociale
Quando si parla di sostenibilità, la narrazione si concentra quasi sempre sull’ambiente: materiali riciclati, circolarità, impronta carbonica. Eppure, la sostenibilità ha una dimensione sociale che non può essere ignorata. Il benessere delle persone che lavorano nelle fabbriche, nei laboratori, negli uffici non è un tema accessorio rispetto alla sostenibilità: ne è parte integrante. Investire nel benessere organizzativo non significa soltanto creare luoghi di lavoro più umani, ma costruire aziende più competitive, resilienti e in grado di attrarre talenti in un mercato che diventa ogni anno più selettivo.
La classifica Best Workplaces Italia 2026 di Great Place to Work — che ha ascoltato oltre 210.000 collaboratori di 415 organizzazioni — fotografa una situazione scomoda: tra le 75 eccellenze nazionali c’è una sola azienda del settore fashion. Il resto del comparto risulta pressoché assente. Le aziende presenti in classifica registrano un Trust Index medio dell’85% contro il 44% della media italiana, e una crescita media dei ricavi del +20% contro l’1% del campione Istat industria-servizi.
Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia, ha commentato: «Nelle aziende del settore fashion prevale ancora una percezione frammentata e impersonale dell’esperienza lavorativa dei collaboratori». Non si tratta di un’opinione isolata. La ricerca scientifica più rigorosa disponibile — lo studio del Wellbeing Research Centre dell’Università di Oxford pubblicato su Management Science nel 2023 — ha dimostrato su un campione di quasi 1.800 lavoratori che un solo punto in più di felicità su scala 0-10 corrisponde a un incremento del 12% della produttività. L’effetto arriva al 20% per mansioni che richiedono interazione sociale e capacità emotive complesse, caratteristiche che definiscono tanto la manifattura quanto il retail.
Il settore calzaturiero italiano si trova oggi nella fase più critica degli ultimi vent’anni. In questo contesto di contrazione, il benessere organizzativo rischia di essere percepito come un lusso. È esattamente il contrario: nei momenti di crisi, la cura delle persone diventa la leva di resilienza più efficace. Le aziende che investono nel welfare aziendale riducono il turnover, attirano competenze specializzate, costruiscono una reputazione che conta sempre di più anche per i buyer internazionali.
Il CCNL Calzaturiero industriale 2024-2026, firmato lo scorso luglio, ha incrementato la contribuzione sanitaria Sanimoda e ha rafforzato il sistema Previmoda di previdenza complementare. Sono passi nella direzione giusta. La dimensione media delle imprese calzaturiere italiane — tra gli 8 e i 12 addetti nei principali distretti — rende oggettivamente difficile attivare politiche di welfare aziendale strutturate. Ma proprio per questo la contrattazione territoriale e la bilateralità diventano strumenti decisivi. Il caso del “Distretto della felicità” di San Mauro Pascoli in Emilia-Romagna, avviato nel 2014, dimostra che è possibile costruire welfare interaziendale su flessibilità oraria, mense condivise, doposcuola, assistenza anziani, conciliazione vita-lavoro. Un modello pensato soprattutto per l’occupabilità femminile che ha reso quel territorio un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale.

Investire nella cultura aziendale e nel benessere dei collaboratori genera effetti concreti su cinque dimensioni strategiche. Abbatte i costi del turnover: trattenere le persone significa azzerare le spese nascoste legate alla continua ricerca, selezione e formazione di nuovo personale. Trasforma i collaboratori nei migliori brand ambassador: chi lavora in un ambiente sano sviluppa un profondo senso di appartenenza che si traduce in tassi di orgoglio e raccomandazione più elevati. Attrae i veri talenti: in un mercato del lavoro guidato dalle priorità delle nuove generazioni, il benessere organizzativo è l’unica calamita per i profili più brillanti. Sblocca il potenziale creativo: la moda vive di creatività, ma le idee migliori non nascono in ambienti tossici. Genera un ritorno economico diretto e misurabile: mettere le persone al centro è, a conti fatti, la leva finanziaria più potente a disposizione delle imprese.
Giovedì prossimo approfondiremo il tema dell’upcycling: come trasformare scarti e materiali dismessi in nuove collezioni di valore.

