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L’innovazione tecnologica che conta davvero

 

Da Adidas a Nike, il futuro delle calzature comincia con i Cinque Cerchi

Corrono via veloci i giorni che precedono le Olimpiadi: i grandi brand della calzatura sportiva attendono di vedere il proprio marchio tagliare il traguardo ai piedi dei migliori velocisti internazionali. Ma non è solo estetica e nemmeno pura e semplice moda quella che si affaccia sui Cinque Cerchi dello sport nel 2024, bensì una tecnologia all’avanguardia. Ovviamente la speranza – a dispetto dei grandi proclami – è che come sempre i giochi raddrizzino il tiro delle sorti economiche dei grandi brand. C’è chi ne ha bisogno e chi no. Ma la “partita” si gioca comunque.

Le sfide di Adidas e i suoi 49 modelli

Tra chi sarà materialmente nell’arena a macinare terreno c’è Adidas, che con Adizero Pro Evo 1, lo scorso settembre, aveva accompagnato al record mondiale la maratoneta etiope Tigst Assefa.
Qualche mese fa le novità della collezione Adizero sono state presentate nella cornice dell’Adidas Arena gremita di attese: 49 atleti per 49 modelli di scarpe, dove il design sposava in tutto e per tutto la prestazione. La casa tedesca in questi anni ha affinato la tecnica per le lunghe distanze, riuscendo a fare da lepre per la produzione dedicata ai Giochi Olimpici. Anche sotto il profilo estetico. Nere come la pece, i modelli Adidas che correranno a Parigi parlano di grinta e determinazione.
Elemento caratterizzante dei modelli dei Giochi 2024 è il motivo della fiamma, che si esprime con accenni degradé di colore giallo – rosso. I colori ufficiali sono nero, bianco e arancione: una fascia che attraversa le sfumature di arancione e rosso, presente sia sulla tomaia che sulla suola, produce l’effetto di una fiamma che si muove quanto l’atleta è impegnato nella sua performance sportiva. Altra caratteristica distintiva, le tre strisce del marchio sono appena visibili su uno schema di colori bianco e nero: questo per contribuire a ridurre le distrazioni durante la competizione.
E mentre nella mente compare l’oro di Lina Radke negli 800 di Amsterdam, anno 1928, conquistato con scarpe altrettanto nere, nel cuore di Adidas c’è anche la tenacia di chi cerca di lottare dentro la propria disabilità: per i campioni paralimpici, quest’anno l’high-tech di Adidas è nascosto tra le cuciture dei tessuti, nei materiali extra morbidi, nelle aperture funzionali. E non è un trucco, ma tecnologia al servizio di un’olimpiade senza barriere.

La caparbietà di Nike, con i suoi 13 prototipi

Se Adidas è in testa quanto a bilanci con il suo saldo positivo in borsa, non è però l’unica a mantenere alta la propria immagine, raccontando di un mondo, quello sportivo, dove la passione corre veloce e raggiunge grandi traguardi.

Alla vigilia delle Olimpiadi, Nike conferma la sua caparbietà e anticipa i tempi, guardando a un domani che ancora non c’è. Anche il colosso statunitense ha riunito nei mesi scorsi il suo drappello di atleti, una quarantina, al Palais Brongniart di Parigi – l’ex Borsa – per lanciare le uniformi olimpiche. Un’occasione che il marchio ha colto per presentare in anteprima anche i tredici prototipi di sneakers generate con l’intelligenza artificiale alla presenza di grandi nomi dello sport come, fra tanti, il calciatore francese Kylian Mbappé e il velocista americano Sha’Carri Richardson. Una scelta non banale quella delle “AIR” (che in questo caso è acronimo di Athlete Imagined Revolution), che alla base della progettazione hanno il calcolo algoritmico risultato dalla raccolta di dati (del Nike Sport Research Lab, NSRL), prestazioni, criticità in grado di proiettare il marchio direttamente nel futuro, anche se non è certo che gli atleti coinvolti potranno utilizzare realmente questi modelli, per ora solo prototipi.

Giocano sulle trasparenze e celebrano il bianco, come a narrare di spazi infiniti ma raggiungibili, ed evidenziano il “qui e ora” con toni accesi, dal rosa all’arancio. Futuristiche anche nelle forme, scommettono sulle caratteristiche tecniche proprie di ogni singolo sport, fondendo abilità e necessità dell’atleta. Si punta sulla pinna sporgente trasparente sul retro per Mbappé, mentre ad avvolgere le caviglie di Richardson è un tessuto a spirale. Insomma, una scarpa su misura, che non è più quella dell’artigiano, bensì di una nuova intelligenza: quella umana integrata a quella della macchina. Il risultato? Nonostante le scarse gratificazioni del 2024 sotto il profilo economico, Nike alle Olimpiadi ci arriva con un’immagine forte.