Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Da un capitalismo competitivo a uno collaborativo: la ricetta Vibram per un mondo più green

«Non bisogna smettere di investire nella sostenibilità, perché ci sono sempre margini di miglioramento. Non possiamo mai dirci “arrivati”». Ne è convinto Marco Guazzoni, direttore Global Sustainability di Vibram, che ha esposto le sue idee sul tema durante il ciclo di conferenze che si è tenuto a MICAM X, l’innovation hub di MICAM Milano.

«Vibram è un’azienda che produce suole in gomma e componenti per scarpe hi-tech», ha spiegato Guazzoni. «Il nome del brand prende spunto da quello di un escursionista vissuto nei primi anni del Novecento, Vitale Bramani, che adorava la montagna e che, tra i primi, ha preso la sostenibilità a cuore».

Marco Guazzoni a MICAM X
 

Quando il direttore di Vibram «mi ha chiesto di analizzare la sostenibilità delle nostre attività, ho voluto prima di tutto capire se la nostra visione e i nostri valori fossero già in linea con questo tema. Abbiamo scoperto che la maggior parte degli aspetti era a buon punto, ma sempre con un margine di miglioramento».

 

Le misurazioni dei parametri di sostenibilità sono cominciate nel 2018 con l’analisi dei materiali, poi è stato creato un position paper per partire da un punto ed elaborare una strategia. «Abbiamo cominciato a chiedere a tutti i nostri stakeholder cosa si aspettassero da noi: dopo averli intervistati, l’anno scorso abbiamo creato il nostro primo report di sostenibilità e ora siamo lavorando sul secondo».

Il team di lavoro ha voluto analizzare soprattutto i sei pilastri fondanti dell’azienda – organizzazione e processi, stakeholder, catena di fornitura, energia, no sprechi e innovazione di prodotto – concentrandosi in particolare su quest’ultimo.

Nell’ambito dell’innovazione di prodotto «abbiamo cominciato a lavorare su un materiale biobased (ovvero con origine biologica e senza componenti derivanti da carbone o petrolio), Ecostep Recycle ed Ecostep Recycle EVO, generati dal processo produttivo e realizzati con un minimo del 30% di gomma Vibram riciclata, una combinazione innovativa di sostenibilità e prestazioni, focalizzandoci anche sulla durabilità del prodotto e prendendo in considerazione il grado di biodegradabilità. Volevamo creare qualcosa che fosse durevole anche dal punto di vista emotivo».

Dato che energia e rifiuti sono due fattori chiave per l’azienda, «abbiamo analizzato anche i macchinari e il reparto produzione. Siamo migliorati tantissimo, ma c’è ancora molto da fare, perché dobbiamo ridurre ulteriormente l’energia che usiamo. In Cina, per esempio, solo il 53% dell’energia che utilizziamo proviene da fonti rinnovabili». Poi è stato approfondito il tema dell’ecodesign, «che permette di disassemblare tutti i componenti per riciclarli al meglio. Per far questo, abbiamo dovuto ripensare i nostri prodotti fin dalla progettazione».

I fornitori sono fondamentali perché «fanno parte del nostro percorso di sostenibilità. Crediamo che lo sviluppo della supply chain sia possibile solo con il dialogo, l’impegno e la condivisione di approcci e idee. Prestiamo attenzione al rispetto dei diritti umani, alle norme ambientali lungo la catena di approvvigionamento e agli impatti ambientali della logistica e della distribuzione: l’84% dei nostri fornitori firma con noi una policy etica».

Tra gli obiettivi interni all’azienda oggi e nel futuro ci sono «una strutturata raccolta di dati, la creazione di una politica di acquisto verde che sia anche efficiente e la valutazione scrupolosa dei fornitori: vanno tolti dalla filiera quelli che non corrispondono a criteri di sostenibilità che stiamo perseguendo. All’interno della filiera serve una politica condivisa, nulla deve rimanere segreto: siamo in un ambiente concorrenziale ma dobbiamo muoverci verso un capitalismo collaborativo e non solo competitivo».

Sempre più, anche in futuro, «bisognerà misurare tutti i KPI (Key Performance Indicators) e i KPO (Knowledge Process Outsourcing) e lavorare sulla tracciabilità». Fortunatamente, oggi le aziende sono attente a quest’ultimo aspetto, ma nel passato non c’era trasparenza sull’origine dei prodotti: «Dobbiamo sempre più incoraggiare tutti i componenti della catena di fornitura a condividere le loro informazioni per lavorare tutti insieme in direzione della sostenibilità. Anche perché non c’è una sola funzione in un’impresa che non abbia impatto sulla sostenibilità stessa. Noi di Vibram speriamo di essere di esempio per altre aziende facendo la nostra parte nel cambiamento globale».

La prossima volta vi parleremo dei nuovi materiali sostenibili.