Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Don Albert: “Dobbiamo ripensare il modo in cui produciamo le scarpe: vi racconto i vantaggi di stamparle in 3D”

Scarpe prodotte solo localmente, evitando di doverle trasportare da un capo all’altro del mondo, con un grande risparmio nella produzione di C02. E, soprattutto, realizzate on demand, quindi su richiesta, scongiurando così la piaga della sovrapproduzione e dello spreco di risorse. 
Questo metodo così green è possibile grazie alle stampanti 3D, che permettono di risparmiare tempo, denaro, risorse ed evitare emissioni dannose.
Tra i pionieri di questa tecnologia c’è anche Don Albert, responsabile footwear di HP con un passato in Adidas e Reebok, che ha partecipato a un ciclo di conferenze a MICAM X, l’innovation hub di MICAM Milano, dove si è parlato di questa modalità produttiva, che si sta espandendo sempre di più in questo settore, ma non solo.
“Lavoro per HP nell’ambito della produzione di calzature. Noi facciamo stampanti e computer, quindi mi sembra strano essere qui, a una kermesse di moda. Però, in effetti, il mio lavoro è proprio tentare di cambiare il modo in cui si creano le scarpe”, ha esordito Albert.

Don Albert a MICAM X
 

Albert ha illustrato due progetti su cui sta lavorando insieme al suo team. “In generale, la mia divisione cerca di elaborare soluzioni per risolvere i problemi del settore calzaturiero, tra cui l’iperproduzione e lo spreco di risorse. Noi diamo il nostro contributo per risolvere questi problemi grazie al ricorso alla stampa 3D, immaginando di poter produrre le scarpe in modi diversi”. Non a caso, il suo motto è “Troverò un modo per raggiungere i miei obiettivi, anche se ho bisogno di ripensare e ricostruire la strada per arrivarci”.
Il primo progetto su cui stanno lavorando “è per un nuovo modello di scarpe da corsa Brooks, molto performanti, realizzate con stampa 3D. Finora abbiamo stampato 10mila paia di calzature, che saranno in vendita tra giugno e luglio. “Noi abbiamo apparecchiature professionali capaci di raggiungere produttività elevate.”
Il secondo progetto su cui è impegnato il suo team riguarda sempre il mondo del fashion “e permette a ogni designer di essere il più creativo possibile, realizzando ogni forma che desidera e che prima, invece, sarebbe stata irrealizzabile”.

HP e Albert hanno realizzato per Reebok delle scarpe, presentate durante la Fashion week parigina, interamente stampate in 3D. “Sono completamente basate su soluzioni digitali. I designer hanno lavorato al computer creando un disegno e poi il tutto è stato trasformato in un modello 3D, che è stato inviato alle stampanti e realizzato in sole 3 settimane: sì, bastano 21 giorni per passare dalla semplice idea alla realizzazione del prodotto finito”.
Parlando del futuro del retail, “tutto può e deve cambiare. Dobbiamo imparare a lavorare con i nostri consumatori. Esistono piattaforme grazie alle quali gli utenti possono scansionare il proprio piede, magari creando anche diverse “foot experience”. Le scarpe, una volta ottenuta la scansione del piede, si possono personalizzare a proprio piacimento: le informazioni arrivano direttamente alla stampante che crea al momento le calzature desiderate consegnandole direttamente all’acquirente. Questo è un modo davvero innovativo di creare scarpe ed è esattamente ciò su cui ci stiamo concentrando”.
Infine, per quanto riguarda la sostenibilità, c’è anche un ulteriore vantaggio rispetto a quelli già citati. “Grazie alla stampante 3D si possono utilizzare monomateriali bio-based, che sono anche più facili da riciclare quando arriviamo al fine vita del prodotto”.

Una scarpa scomponibile, riparabile e riciclabile: giovedì prossimo vi presentiamo ROKU di Camper, un altro “passo” del settore footwear verso la sostenibilità