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22 – 24 FEBBRAIO 2026 / FIERAMILANO (RHO)

Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

E se imparassimo proprio dalla natura l’arte della sostenibilità?

Ogni anno vengono creati 23 miliardi di paia di scarpe, mentre altri 22 milioni finiscono in discarica. Numeri non più accettabili, se consideriamo che la produzione di scarpe da ginnastica rappresenta ben l’1,4% delle emissioni globali di gas serra, pari a 700 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Ma dove poter prendere spunto per essere più sostenibili? Secondo Jennifer Bissonnette, direttrice del laboratorio della Scuola di design naturale di Rhode Island, “osservare la natura che ci circonda potrebbe aiutarci a immaginare oggetti più green e che impattino in misura minore sull’ambiente”.

La ricercatrice ha partecipato a un ciclo di conferenze a MICAM X, innovation hub di MICAM Milano, dal titolo “Passi verso un futuro sostenibile: Innovazioni e sfide nell’industria calzaturiera”, portando la sua visione innovativa. Analizzando la struttura di alcuni animali, o le tecniche di pulizia del loro habitat o le loro strategie di sopravvivenza, “si comprende come la natura abbia già risolto alcune criticità che si ripropongono quando dobbiamo creare degli oggetti”.

Ad esempio, “osserviamo come le ali delle farfalle siano idrorepellenti. E questo non dipende dal materiale di cui sono composte, ma dalla struttura intrinseca dell’ala, che non permette all’acqua di penetrare”.

Nel suo laboratorio, Bissonnette ha quindi scansionato l’ala di una farfalla, ottenendo un modellino della stessa, per poterla studiare. Dall’osservazione e dall’analisi approfondita dell’ala, ha notato che “non solo l’insetto era in grado di volare con la pioggia senza impregnarsi di acqua, ma anche di regolare la sua temperatura corporea in modo naturale”.

E quindi perché non imitare la struttura di cui sono composte le ali, per provare a rendere idrorepellenti anche le scarpe? “Modificando solo il design, senza intaccare materiali ed energia, potremmo anche risparmiare denaro”, ha aggiunto la ricercatrice.

 

Continuando l’osservazione della natura, la Bissonnette ha anche preso come esempio un favo, ovvero un raggruppamento di celle esagonali a base di cera d’api costruito dalle api nel loro nido per immagazzinare miele e polline. Questa struttura organica altamente stabile “è descritta formalmente come una figura esagonale periodica perfetta per utilizzare la minima quantità di materiale di supporto”.

 

Il gruppo di lavoro della ricercatrice, a quel punto, si è spostato nuovamente all’osservazione del regno animale, esplorando la morfologia della venazione alare e delle ossa degli uccelli. “Le strutture gerarchiche presentate nei modelli di venazione delle ali delle libellule, come puntoni e creste nelle ossa degli uccelli, sono diventate fonte di ispirazione per strutture di supporto che riducono al minimo l’impiego di materiale, garantendo nel contempo stabilità e sostegno funzionale”, ha continuato la Bissonnette.

E per quanto riguarda il fine vita di un animale, “nella natura c’è una sorta di circolarità biologica: tutto è biodegradabile, mentre non è così nel caso dei prodotti commerciali. Ecco, dovremmo ripensare il sistema per arrivare alla mentalità zero waste, per essere quanto più possibile rigenerativi”. Proprio come il mondo naturale ci insegna.