


Ecodesign: la colonna portante per una calzatura sostenibile
La conferenza dedicata al progetto BioShoes4All, tenutasi a settembre a MICAM Next, si è focalizzata sulla necessità di investire nella ricerca di nuovi materiali e nuovi processi e tecnologie per rendere il mercato calzaturiero più sostenibile. Matteo Pasca, direttore dell’Arsutoria School di Milano, ha aggiunto un altro tassello imprescindibile: sviluppare le calzature basandosi sui principi dell’ecodesign.
“In Arsutoria non abbiamo un corso specifico sulla sostenibilità e sull’ecodesign – ha spiegato Pasca –, ma è nel nostro interesse affrontare con gli studenti questi temi, ad esempio parlando di materiali bio-based e di tecniche di sviluppo del prodotto che abbiano un impatto ambientale ridotto”.
Il direttore dell’istituto ha specificato che, per parlare di ecodesign, è necessario rivedere l’intero ciclo di vita di una calzatura e occorre:
- creare modelli ottimizzati, con schemi di taglio che riducano al minimo lo spreco di materia prima,
- usare materiali di “scarto” da altre produzioni,
- mirare al mono-materiale,
- sfruttare la tecnologia 3D per fare prototipi digitali.
Queste sono le basi da cui partire per poter parlare di ecodesign, ma non sono sufficienti: è necessario riflettere sulla riparabilità e sulla durevolezza delle calzature.
“La questione più difficile è concepire un design che sia semplice da riparare – ha spiegato Matteo Pasca – e a tal proposito la risposta può essere adottare un approccio modulare, integrando nel modello pezzi che possono essere rimpiazzati. Ed è altrettanto importante che il design sia durevole, così da poter usare le scarpe più a lungo invece di buttarle, e per questo può essere funzionale ridurre i punti di stress, quelli soggetti a consumarsi di più sotto le sollecitazioni del piede”.
In generale, il direttore di Arsutoria School riconosce un crescente impegno, anche da parte delle aziende, nel portare maggiore sostenibilità all’interno del mercato; tuttavia, riscontra ancora le difficoltà legate a limitazioni e vincoli, uno dei quali è il difficile legame tra creatività e tecnologia. “Non si può legare un designer creativo a una sola tecnologia, ogni volta che la sostenibilità sceglie una sola tecnologia, ci saranno problemi creativi”, ha specificato. L’altro limite è dettato dallo stato attuale dell’impresa manifatturiera, dove ancora oggi vengono spesso usate sostanze chimiche per garantire la durevolezza dei prodotti. Un campo nel quale sono in corso diversi rinnovamenti, che potrebbero presto portare alla crescente comparsa di calzature più sostenibili.

