

Ennio Capasa: “le mie scarpe dall’essenza autentica”
Erano gli anni Novanta e Duemila quando Ennio Capasa diventava protagonista della moda internazionale con il brand Costume National dove anche le calzature avevano un ruolo di primo piano. Oggi il designer presenta il nuovo progetto Capasa Milano per l’autunno-inverno 26/27, una collezione che affonda le radici nella tradizione italiana del bello e ben fatto, dove ogni modello nasce da un processo accurato e autentico con una grande attenzione alla costruzione, ai dettagli, ai materiali. I pellami vengono fresati a mano prima del montaggio, le forme appuntite o arrotondate sono il risultato di studi ergonomici per garantire equilibrio e stabilità, i tacchi sono sfumati a mano, le punte leggermente rialzate agevolano la camminata e le finiture sono realizzate con cere rare. Sono questi i segni distintivi del brand, tesi a rendere riconoscibile e identitaria ogni calzatura.
Partner di questo progetto, che comprende 26 modelli da donna, è il calzaturificio veneto Peron con il quale Capasa condivide la mission di un prodotto estremamente curato e artigianale, come spiega lo stesso designer.

Per Ennio Capasa questo è da considerarsi un ritorno?
Più che un ritorno, lo definirei un nuovo progetto che tiene conto della mia esperienza. Il brand Costume National quando era all’apice vendeva 90.000 paia di scarpe in cuoio a stagione e aveva penetrato il mercato con una grande riconoscibilità. Quindi quell’esperienza è parte del mio background, anche se oggi i gusti, la tecnologia, le forme stesse delle calzature sono cambiate. Però i concetti di design e artigianalità rimangono fondamentali nella mia visione creativa.
Segni distintivi della collezione?
Faccio un esempio: una scarpa quotidiana a punta con un tacco di 50mm, ma complicato da realizzare, perché è fatto al contrario secondo una tecnica che pochi padroneggiano. A impreziosirla, intervengono le sfumature realizzate a mano su un pellame di bufalino con caratteristiche di porosità affinché le cere, applicate in quattro passaggi, possano penetrare meglio. Oppure, abbiamo usato la tecnica del grassello, ma con le cave spezzate, una lavorazione complessa usata raramente per la difficoltà. Inoltre, il tacco non è rivestito in pelle, ma è in cuoio sfumato, dallo scuro al chiaro.
Quanto è importante il comfort?
Ogni modello nasce da uno studio ergonomico nuovo, cioè pensare le scarpe femminili con una comodità quasi da sneaker. Le punte leggermente rialzate agevolano la camminata e accompagnano naturalmente il movimento.
Tutti i modelli, da quelli più femminili alle forme ispirate alle scarpe da uomo inglesi, hanno linee pulite.
E’ una prerogativa che mi appartiene, ma che credo oggi incontri anche la sensibilità delle consumatrici.
Come mai ha scelto proprio di dedicarsi alla calzatura anziché ad accessori più “semplici” da realizzare?
Penso che oggi ci siano troppo calzature che spesso si assomigliano e io volevo dare al brand una identità precisa e forte; questo mi contraddistingue fin dai tempi di Costume National perché ho sempre avuto la passione per la forma, basata su aspetti ergonomici e di equilibrio. Siamo partiti con la donna, ma con la prossima stagione inseriremo anche i modelli da uomo.
Non ci sono sneaker nella collezione. Una scelta ben precisa?
Oggi ci sono troppo sneaker sul mercato. E spesso questa tipologia di calzature è vista come una scorciatoia per fare fatturato. Non è così. Nel mio caso è un modello che arriverà di conseguenza, tanto che stiamo lavorando a una sneaker unisex, ma con caratteristiche di coerenza con l’intero progetto.
La distribuzione della collezione?
L’obiettivo è puntare su un numero selezionato di negozi. Vogliamo prima piantare un seme e poi decollare. Questo grazie anche alla distribuzione attraverso la showroom Coltri di Milano.
La prossima volta scopri le 10 scarpe più interessanti dalle passerelle di Parigi.










