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22 – 24 FEBBRAIO 2026 / FIERAMILANO (RHO)

Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Fare di più con meno. L’upcycling ridisegna la filiera calzaturiera

Nel calzaturiero, la maggior parte dei prodotti finisce ancora la propria vita in discarica. Non per mancanza di tecnologie, ma perché la scarpa è per natura un oggetto complesso: materiali eterogenei, strati sovrapposti, adesivi che rendono difficili processi di separazione efficiente. È in questo contesto che si inserisce la logica dell’upcycling, un approccio che non si limita a riciclare, ma punta a valorizzare i materiali recuperati reintegrandoli nella filiera con un valore uguale o superiore all’originale.

Tra chi lavora concretamente in questa direzione c’è il Gruppo Olians, che integra due realtà complementari: Olians Plast, attiva da quasi vent’anni nella distribuzione di materiali termoplastici per il footwear, e Re.Nova Plast, nata nel 2021 con l’obiettivo di recuperare semilavorati e prodotti finiti — pre e post consumo — trasformandoli in materia prima riciclata, tracciata e certificata con il marchio Olifour. «A differenza di molti operatori che si limitano a processi di downcycling, destinando i materiali a impieghi dal basso valore aggiunto, il gruppo punta su un modello di upcycling», spiega Anselmo Olivieri, titolare del Gruppo Olians. «L’obiettivo è sviluppare sistemi di riciclo in closed-loop, in cui i materiali recuperati possano essere reimmessi nello stesso processo produttivo, mantenendo valore e tracciabilità.»

Il modello non è isolato. A livello internazionale, esperienze analoghe confermano la direzione. Kane Footwear, brand americano certificato B Corp, ha attivato il programma Project Renew, che prevede il ritiro delle scarpe usate dai clienti in cambio di uno sconto sull’acquisto successivo: i prodotti recuperati vengono trasformati in tappetini da yoga e materassini per palestra — un esempio di upcycling post-consumo che assegna una nuova funzione al fine vita del prodotto.

In Europa, il brand danese VAER ha lanciato nel 2024 una linea di sneaker realizzate interamente da tessuti di scarto — tute da lavoro dismesse, tovaglie, vecchi jeans — dimostrando che l’upcycling può essere un’estetica, non soltanto un processo industriale.

La sfida per il distretto calzaturiero italiano è trasformare questi esempi da casi isolati a pratiche condivise di filiera. Le normative europee sull’ecodesign e la responsabilità estesa del produttore spingeranno le aziende a ripensare il ciclo di vita della scarpa fin dalla fase di progettazione. Chi si attrezza oggi — con sistemi integrati, materiali tracciabili e processi certificati — sarà nella posizione migliore quando le regole diventeranno vincolanti per tutti.

Un’occasione concreta di confronto sul tema è in programma il 22 maggio 2026 all’Auditorium Quota CS di Sant’Elpidio a Mare, dove Unione Stilisti, Olians Plast, Re.Nova Plast e Flowability aprono il dialogo tra imprese e operatori della filiera sulla transizione verso la circolarità.

Giovedì prossimo approfondiremo lo stato dell’Agenda 2030 in Europa: nessun paese ha centrato tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e proprio il consumo responsabile — SDG 12 — resta uno dei fronti più critici per il settore calzaturiero.