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Sostenibilità senza mezzi termini

 

Footwear e sostenibilità, l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione sono le migliori alleate

Com’è – e come sarà – il mercato del footwear, ora che ci siamo lasciati definitivamente alle spalle il periodo del Covid? In che modo le nuove tecnologie aiuteranno il settore nel suo percorso verso processi più sostenibili? Quali strategie metteranno in pratica, brand e retailer, per creare engagement in un mercato dove l’offerta si amplia ogni giorno di più? A questa e altre domande ha provato a rispondere Marguerite Le Rolland, industry manager per l’abbigliamento e le calzature di Euromonitor, il principale fornitore di informazioni commerciali globali, analisi di mercato e approfondimenti sui consumatori, durante un ciclo di conferenze a MICAM X, innovation hub di MICAM Milano.

“La nostra ricerca indaga le strategie aziendali, le tendenze dei consumatori, l’intelligenza competitiva e le prestazioni di vendita al dettaglio nel settore della moda”, ha esordito la manager nel suo intervento. “E dato che le normative sostenibili stanno per inasprirsi nei prossimi anni, mentre le pressioni inflazionistiche rendono i consumatori più esigenti nella loro spesa discrezionale, le aziende devono capire come aggiungere valore, mostrando il loro impegno a favore del pianeta. Rimanendo però, allo stesso tempo, rilevanti in un contesto di mercato difficile”.

L’importanza delle nuove tecnologie

Per i marchi e i rivenditori di calzature risulta quindi essenziale “adattare il loro approccio attraverso strategie di iperpolarizzazione e utilizzare le nuove tecnologie – soprattutto l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale e la realtà aumentata – per raggiungere i propri obiettivi ESG e offrire esperienze di brand che siano efficaci e positive”.

Le Rolland ha cominciato la sua analisi da una stima: da un’analisi di mercato, risulta che il settore calzaturiero si ritroverà a livelli di vendita del pre Covid nel 2025. La ripresa totale, come ha spiegato, “sarà però disomogenea e con velocità diverse”.

Ad avere un peso importante nelle future scelte dei consumatori ci sarà però anche l’inflazione, che avrà un grande impatto a livello globale e costringerà a “lavorare su una connessione emotiva con i consumatori, attraverso la personalizzazione e l’iperlocalizzazione. Per questo la digitalizzazione avrà un ruolo sempre più importante”.

 

Si valorizzeranno i prodotti di alta qualità

Retailer e brand dovranno sempre più attirare e trattenere i clienti nonostante l’inflazione sia un fatto endemico del periodo, come già citato, soprattutto nel mondo del fashion. Questo, però, non significa che gli acquirenti compreranno solo il prodotto più economico, ma cercheranno “il meglio che si possono permettere. E questo andrà a tutto vantaggio di chi fa i prodotti di alta qualità”. 

Sempre su questo tema, è stato osservato come i consumatori siano infatti disposti a pagare qualcosa in più se si tratta di “avere dalle scarpe con maggior confort e durata”, oppure “una calzata perfetta e un design accattivante”. Si spende di più, quindi, ma per avere più valore.

Alcuni marchi stanno cominciando a offrire anche servizi di riparazione, come fa DSW: il programma di riparazione di scarpe consente ai clienti di eseguire la scansione di un codice QR presso il loro negozio di zona, effettuare un ordine sul proprio telefono e consegnare i propri articoli in un punto DSW specifico. Quando il servizio è completato, gli utenti possono ritirare il loro articolo dallo stesso negozio”, ha spiegato la Rolland.

Tra negozi fisici e digitali

Per quanto riguarda negozi fisici e digitali, si riscontra che l’e-commerce è cresciuto durante la pandemia, mentre c’è difficoltà nei punti vendita. Il futuro, però, sembra roseo: tra il 2023 e il 2027 “prevediamo che cresceranno sia le vendite online che quelle nei negozi tradizionali”. I consumatori di oggi, inoltre, vogliono un’esperienza di shopping completa: alcuni comprano online, altri guardano online e poi comprano in negozio, altri ancora solo in negozio. Chi compra online lo fa per il prezzo o per la maggiore possibilità di scelta: esistono già alcune app, come myfashion GPT, che danno utili suggerimenti ai consumatori.

Tra le strategie introdotte da retailer e brand per attrarre e mantenere clienti c’è, ad esempio, Hogan, che ha puntato sull’innovazione, utilizzando alcuni “gemelli digitali” dei prodotti per creare hype nei consumatori. Durante la Metaverse Fashion Week, la settimana della meta-moda, che si è svolta sulla piattaforma Decentraland, Hogan ha gestito un pop-up store virtuale sulla piattaforma, che vendeva i prodotti fisici di Hogan come NFT riscattabili. L’utilizzo di tali “gemelli digitali” – copie NFT di oggetti fisici – aiuta i marchi a essere pronti per i requisiti UE per i Digital Product Passport entro il 2026, dando visibilità alla catena di fornitura e certificando l’autenticità dei loro prodotti.

Sulla stessa linea, anche Vestiaire Collective, un marketplace per articoli di moda firmati di seconda mano, che sta investendo molto per arrivare al passaporto digitale, che consente di ottenere una certificazione di qualità e di bontà per il mercato.

 

Seguici anche giovedì prossimo, potrai leggere la seconda parte dell’intervento di Marguerite Le Rolland!