Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Frontini di ICEC: “Puntate sulle certificazioni ufficiali, che danno maggiori garanzie e sono super partes”

“In un mare magnum di certificazioni, servono standardizzazioni ufficiali. Anche perché la sostenibilità è un elemento sempre più centrale per lo sviluppo del settore conciario”. A parlare così, in un recente incontro avvenuto a MICAM X, l’innovation hub di MICAM Milano, è Sabrina Frontini, direttrice di ICEC, l’Istituto di Certificazione della Qualità per l’Industria Conciaria. In poche parole, ICEC è l’unico Istituto di Certificazione in Europa e nel mondo specializzato esclusivamente per il settore pelle: opera da trent’anni – è stato fondato nel 1994 – e grazie alla sua esperienza in questo campo garantisce la massima competenza. Inoltre, ICEC è anche accreditato ACCREDIA per il sistema di gestione qualità (ISO 9001), ambiente (ISO 14001), EMAS, salute e sicurezza (OHSAS 18001/ISO 45001), prodotto (Norme UNI o specifica tecnica del produttore) e denominazione di origine della pelle (EN 16484).

Come ha spiegato Frontini in Fiera, “ci sono tantissime certificazioni e marchi di labelling, ma noi cerchiamo standardizzazioni ufficiali, anche perché lavoriamo con comitati internazionali”. Ci sono svariate piattaforme “anche private, ma non accreditate, ma per noi è fondamentale seguire certificazioni ufficiali che diano maggiori garanzie di azione che siano davvero super partes”.

Sabrina Frontini a MICAMX
 

Ci sono certificazioni standard internazionali che vengo rilasciate da ISO, poi esiste un comitato europeo per la standardizzazione e l’autorità nazionale per standardizzazione. “A controllarci c’è l’ente per accreditamenti, che propone schemi di certificazione e valuta nostro lavoro e la veridicità delle informazioni che raccogliamo. Questo per noi è molto importante, perché ci consente di fare il nostro lavoro nel miglior modo possibile evitando il tanto diffuso fenomeno del greenwashing”. Inoltre, continua la direttrice, è bello riscontrare che “l’interesse verso la sostenibilità e la certificazione volontaria resta molto alto da parte di tutta la filiera, dalle concerie ai terzisti, ai manifatturieri e chimici”.

Riguardo alle nuove direttive sulla sostenibilità “siamo interessati alla loro applicazione”, spiega Frontini, “il nostro lavoro dà la possibilità di verificare le varie concerie in modo che il cliente possa scegliere quale preferisce. Entro la fine del 2024 tutte le concerie che comprano e vendono pelle bovina in Unione Europea dovranno essere adempienti alla legislazione europea, che ha criteri stringenti sulla tracciabilità, strettamente connessa anche al benessere dell’animale. Se vogliamo verificare tutta la filiera, infatti, dobbiamo estendere il tema e parlare anche di sociale, benessere animale, deforestazione, approvvigionamento del materiale e ambiente, quindi anche di neutralità rispetto alle emissioni di C02”.

Tra le nuove certificazioni, anche quella che “evidenzia attraverso la verifica che l’abbattimento è avvenuto per motivi alimentari, e che la pelle utilizzata, quindi, è uno scarto recuperato”.

Come ICEC, “noi lavoriamo con i dati, verificando che tutte le info che arrivano dalle aziende siano veritiere, e coinvolgiamo anche tutte le associazioni, tra cui Assopellettieri e Assocalzaturifici, nostri importanti partner”.