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I consumatori del futuro? Saranno soggetti a un’indolenza “necessaria”

Dai negozi del futuro ai consumatori, che in quei luoghi faranno i loro acquisti: Tamara Leguia, senior client & trend consultant di WGSN (Worth Global Style Network), una delle più importanti agenzie di trend forecasting che fornisce report sulle tendenze più attuali a migliaia di case di moda, ha presentato a MICAM X, l’innovation hub di MICAM Milano, uno studio specifico su come saranno i clienti dei punti vendita negli anni a venire, a quali stimoli e fenomeni sono soggetti e come reagiranno.

Nelle loro analisi, gli esperti di WGSN si sono affidati a una metodologia raffinata, basata su un enorme quantitativo di dati che ha permesso loro di identificare cosa succede – ma soprattutto cosa succederà – nel mondo del retail. Senza fermarsi, però, a un mero approccio quantitativo: ben 255 esperti in tutto il mondo si occupano di studiare e interpretare i dati raccolti per cogliere i trend emergenti che caratterizzano diversi settori industriali e intercettare gli acquirenti del futuro.

A partire dai processi a cui saranno soggetti: dopo aver esaminato, la scorsa settimana, il fenomeno della dissociazione, oggi ci occupiamo invece dell’indolenza, ovvero quel mix di apatia e pigrizia, di volontà di “non fare niente”.
Ecco, è esattamente questa sensazione di svogliatezza generale che caratterizzerà una buona parte dei consumatori nel 2025; questo mood si accompagna, però, anche a un senso di colpa. Perché si deciderà di “non fare”, ma si avranno comunque molte cose da fare, e questo genererà frustrazione nelle persone. L’incapacità di reagire è alla base di questa sensazione, che ci accompagnerà negli anni a venire.
Questa indolenza deriva dal fatto che viviamo in una società in cui la produttività conta più del benessere dei lavoratori. Spesso le persone, per riuscire a campare dignitosamente, fanno più lavori in contemporanea, ma si sentono sempre come se non stessero facendo abbastanza.

 

Entro il 2025, però, questa indolenza cambierà la sua reputazione negativa e “scomoda”, causata anche dai social media, e acquisirà slancio, diventando qualcosa di necessario.
L’ozio, infatti, evolverà dall’essere un qualcosa di scomodo a una necessità per preservare la stessa salute mentale. La tendenza, quindi, è di non riempirsi più costantemente la vita di cose da fare, ma di lasciarsi spazi “vuoti” – qualche ora al giorno – tra gli impegni quotidiani.

La settimana prossima analizzeremo il fenomeno dell’accettazione radicale. Non perdere l’articolo!