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Giovani e futuro nella fashion industry. Per le scuole, «serve un dialogo continuo con le aziende»

Come possono le scuole preparare al meglio i ragazzi al mondo del lavoro, in continua e rapida evoluzione? Quali strategie possono adottare per restare sempre al passo con i tempi e i programmi senza risultare obsolete? Che spazio trovano i temi legati alla sostenibilità – sempre più pregnanti – nell’insegnamento delle materie che riguardano la fashion industry? Non sono domande semplici, soprattutto alla luce di un mondo che, grazie anche alle nuove tecnologie, cambia sempre più velocemente, ed è bene dedicare a queste complessità alcune riflessioni profonde. Come quelle sviluppate e affrontate durante la conferenza “The education and training perspective – Roundtable with fashion education institutes”, che si è tenuta a Micam X, l’innovation hub di MICAM Milano.

Presenti al panel Fabio De Menna, moderatore dell’evento e Manager and Business Developer a Spin360, Elisa Pagliaroli strategic consultant a Spin360, Barbara Trebitsch, director of education all’Accademia Costume & Moda, Olivia Spinelli, coordinatrice dell’area Fashion Design di IED Moda Milano e Anna Rogg, career service senior manager per l’Italia dell’Istituto Marangoni.

Competenze, giovani, strategie, attrattività del settore e sostenibilità: queste le macro tematiche discusse all’interno dell’incontro, che ha considerato, nella sua evoluzione, anche la sempre più importante connessione tra artigianalità e innovazione, tra tradizione e futuro.

Per Barbara Trebitsch, priorità delle scuole di moda è «rendere employable i nostri studenti in un lasso di tempo breve, fornendo strumenti per essere competitivi in carriere che si evolveranno con una grande velocità, nei prossimi 40 anni». Con le aziende ci deve essere «un rapporto di ascolto e dialogo, non semplicemente di fornitura di progetti e di studenti. Si tratta di un lavoro di coaching, più che di teaching».

Per lei, inoltre, «craftmanship e innovazione sono due aspetti che non possono più prescindere l’uno dall’altro», perché oggi, quando pensiamo «al craftman, non intendiamo più chi lavora a livello puramente artigianale ma anche con i mezzi più all’avanguardia». Altro tema fondamentale toccato dalla direttrice è la fiducia: «Lavoriamo con studenti che ci affidano il loro futuro: noi dobbiamo fornire loro tutti gli strumenti necessari per affrontarlo, è il nostro compito».

Barbara Trebitsch
 

Secondo Olivia Spinelli, c’è molta richiesta di «profili ibridi, che vanno creati e proposti alle aziende». L’attitudine che dovrebbero avere le aziende è «essere sperimentali, anche prendendosi rischi, perché grazie ai professionisti che vi insegnano i programmi possono cambiare di continuo, a seconda delle più recenti esigenze e richieste del mercato». Ed è importante che «il mondo del lavoro entri nelle scuole, come peraltro già avviene, grazie a progetti didattici ed extradidattici». Spinelli sottolinea anche l’importanza di «mantenere uno scambio proficuo con gli ex alunni», che possono tornare a scuola portando professionalità e raccontando le loro esperienze nel mondo del lavoro, «dando consigli su come essere più performanti». 

Olivia Spinelli
 

Secondo Anna Rogg, «per le scuole è fondamentale l’aggancio con il mondo del lavoro per i motivi diversissimi», il cui primo è «l’investimento che i genitori fanno in scuole, molto spesso private. Noi dobbiamo rispondere alla loro preoccupazione fornendo conoscenze e una preparazione contemporanea e aggiornata: è impensabile erogare contenuti di 5 anni fa, sarebbe completamente fuori mercato». Ecco perché «il dialogo con le industrie è fondamentale. La domanda deve essere sempre: tu azienda, di che cosa hai bisogno?». Inoltre, preponderante è anche il tema della narrazione: «Ci sono realtà fantastiche là fuori, che però non sono mai state raccontate ai giovani nel modo giusto. Chiediamo quindi alle aziende di presentarsi a scuola e invitare i ragazzi presso di loro, per farsi conoscere e attrarre talenti».

Anna Rogg
 

Per quanto riguarda, invece, il tema della sostenibilità, secondo Trebitsch dev’essere un qualcosa che «permea tutto ciò che facciamo. Per noi è importante far prendere coscienza ai ragazzi del mondo normativo e dialoghiamo con esperti per avere indicazioni sempre aggiornate», mentre per Rogg «gli studenti di oggi sono già molto più sensibili rispetto a quanto lo eravamo noi, e già questo è un bene. Spero che le aziende mettano in pratica i discorsi sulla sostenibilità che i nostri studenti cominciano a scuola». Spinelli sottolinea quanto in IED ci siano già «corsi legati a design adattivo e inclusivo», anche se osserva che, al momento, «fuori dagli istituti non c’è ancora un mondo disposto ad accogliere prodotti destinati a una nicchia, che purtroppo non fa fatturato». Ecco perché, sostiene, «dobbiamo capire esattamente quali sono le reali esigenze del mercato, cercando sempre di sensibilizzare studenti e docenti su queste tematiche».

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