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L’innovazione tecnologica che conta davvero

 

Giuseppe Stigliano: «Non più solo digital e fisico: il mercato, ora ha anche una terza dimensione. E non dobbiamo farci trovare impreparati»

Non più solo due dimensioni: per il futuro del retail, dobbiamo ipotizzare che la partita si giocherà sempre di più su tre fronti. Secondo Giuseppe Stigliano, global CEO di Spring Studios, importante agenzia creativa che convoglia servizi di marketing e comunicazione con sedi a New York, Los Angeles, Londra e Milano, “dobbiamo aspettarci, oltre a punti vendita fisici e digitali, che già conosciamo, anche una grande espansione di quelli virtuali, a cui magari siamo meno abituati”.

Giuseppe Stigliano a MICAM X
 

Il co-autore del libro Retail 4.0 and Redefining Retail insieme al “guru” Philip Kotler, ha partecipato recentemente, in collegamento video, a un ciclo di conferenze che si è tenuto a MICAM X, innovation hub di MICAM Milano. E, in quell’occasione, ha spiegato i dieci principi guida del retailer (di cui abbiamo parlato la settimana scorsa qui) e la direzione in cui si sta evolvendo il mercato.

“In questo particolare periodo storico, che chiameremo era post-digitale, dobbiamo abituarci a un futuro sempre più imprevedibile. Ma non per questo dobbiamo smettere di provare a fare previsioni e a immaginare scenari”.

E in questo obiettivo si inserisce, infatti, la previsione del retail di Stigliano. Che parte da un (futuro) consumatore piuttosto piccolo: suo figlio di dieci anni. Il bambino, infatti, qualche tempo fa ha chiesto in regalo al genitore una BMW. Un regalo piuttosto ambizioso per un ragazzino di quell’età.

Stigliano (senior) sapeva benissimo che il figlio non era mai entrato in un concessionario, né poteva aver avuto contatti con chi produce questa macchina. La sua richiesta gli è sembrata quindi alquanto strana. Così ha scoperto che il figlio voleva in regalo quell’auto per il suo avatar in Fortnite, una piattaforma di gioco online del 2017 che presenta mondi distinti che condividono lo stesso motore grafico.

In pratica, mentre giochi puoi acquistare prodotti digitali con soldi però reali. “Se un bambino di 10 anni ha familiarità con questo processo, conoscerà diversi brand per la prima volta proprio su questa piattaforma, perché non aveva una precedente esperienza con questa azienda né nella realtà né nello store digitale. Il suo customer journey, quindi, è totalmente virtuale, e la sua connessione emozionale è solo con il virtuale. A questo punto è doveroso chiederci come poter ingaggiare un consumatore la cui prima esperienza con un determinato marchio avviene solo nel virtuale, che non è né digitale né fisico”. La cosa peggiore, conclude Stigliano, è “ignorare l’esistenza di questa terza dimensione, che negli anni a venire diventerà sempre più preponderante grazie proprio alle nuove generazioni”.

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