

IA, stampa 3D e materiali avanzati cambiano la scarpa
La performance non è più una proprietà del singolo componente, ma il risultato di un ecosistema tecnologico integrato. È questa la premessa con cui si è aperto, lo scorso 22 febbraio a MICAM Milano, il panel Engineering Performance, primo di quattro talk organizzati da WIRED Italia in collaborazione con la fiera internazionale della calzatura. Sul palco di MICAM Next, tre voci autorevoli hanno delineato come scienza dei materiali, manifattura additiva e intelligenza artificiale stiano ridisegnando l’intera catena progettuale e produttiva della scarpa.

Luca Andena, Professore Associato di Scienza e Tecnologia dei Materiali al Politecnico di Milano, ha posto la questione centrale: non è più un problema tecnico, ma definitorio. Forte della collaborazione con Mondo Worldwide nella costruzione della pista di atletica per le Olimpiadi di Parigi 2024 — tre record mondiali e quattordici olimpici stabiliti su quella superficie — Andena ha chiarito che ottimizzare la performance richiede di considerare l’intero scenario di fattori, dall’atleta alla scarpa, passando per il terreno: «Dalla taglia 35 alla 46 usiamo lo stesso materiale. Abbiamo oggi la capacità tecnologica per cambiare questo approccio e personalizzare le performance di un prodotto».
Sul fronte produttivo, Andrea Barchi, Responsabile Business Manifattura 3D di Prototek, ha mostrato come la stampa 3D sia ormai un acceleratore industriale a tutti gli effetti. Le strutture reticolari su materiali elastomerici consentono di orientare la performance dove serve, ridurre i componenti e accorciare i tempi di consegna. Con lotti tra mille e diecimila pezzi, ha sottolineato, produrre in Europa è oggi competitivo con l’Asia — un argomento tutt’altro che secondario in un mercato globale instabile.
Marco De Ieso, Responsabile Ingegneria Clienti di IBM Technology, ha completato il quadro illustrando il paradigma dell’Accelerated Discovery: dati curati, modelli specializzati e simulazioni digitali convergono per ridurre il tempo tra concept e prodotto. «L’IA non sostituisce il designer, lo amplifica», ha precisato, avvertendo però che la scalabilità richiede un cambio organizzativo profondo, a partire dalla gestione dei dati aziendali.
Progettare la performance oggi significa scegliere consapevolmente cosa ottimizzare, per chi e con quali strumenti. Una scelta che è già, in sé, un atto strategico.
Giovedì prossimo approfondiremo il contributo di Luca Andena: come la scienza dei materiali e la collaborazione tra università e industria stanno ridefinendo i parametri della performance nella calzatura sportiva.

