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L’innovazione tecnologica che conta davvero

 

Il design fiction al servizio del retail, per immaginare il (vicinissimo) futuro

Un viaggio nel futuro del retail, dove potersi divertire a immaginare l’evoluzione del settore. Con un pizzico di fantasia, sì, ma nemmeno troppa. Monique Large, foresight and innovation consultant a Pollen Consulting ha portato il pubblico di Micam X, l’innovation hub di MICAM Milano, in quello che (probabilmente) sarà lo scenario dei prossimi anni.

«Grazie al design fiction, una sorta di “science fiction”, possiamo ipotizzare uno scenario fittizio – ma realistico – che può essere anche controverso, ma che ci aiuterà a capire quali possono essere gli scenari futuri e se saranno desiderabili o meno», ha raccontato la Large. Si tratta di «un progetto per sensibilizzare le persone sulle implicazioni future delle scelte che facciamo oggi, della tecnologia che usiamo e che useremo».

Monique Large a MICAM X
 

Il gioco di “fanta-programmazione” a cui ha partecipato la platea della conferenza, sotto le direttive di Monique Large, consisteva nel proiettarsi nel futuro, esattamente nel 2030, nello specifico dentro un punto vendita di vestiti e accessori.

All’interno dello spazio retail del futuro ci sarà, grazie all’intelligenza artificiale, un’entità con le sembianze di una persona reale che riuscirà a entrare in empatia con tutti i clienti. Questa capacità deriverà da uno speciale strumento in grado di leggere le espressioni facciali degli avventori, monitorando il loro stato d’animo, mood, benessere e grado di soddisfazione. Chi avrà bisogno di assistenza sarà aiutato, chi si sentirà triste troverà un sorriso più aperto ad accoglierlo, e via dicendo. «Bisogna rafforzare lo stato di benessere e felicità delle persone contando sull’aiuto dell’AI, che ci permette di aumentare livello soddisfazione di ogni cliente. Tutti devono essere più contenti nel momento in cui escono dallo store».

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Secondo tema trattato dalla Large è l’inclusività. Ognuno di noi, in futuro, avrà il suo avatar personale. Sarà quindi possibile che questo assistente virtuale presente in negozio dialoghi direttamente con l’avatar di consumatori e clienti, cercando di capire meglio i loro ragionamenti e le loro scelte. «Come retailer ci potremo collegare direttamente con questi “amici virtuali” dei nostri clienti, e capire così come possiamo dare loro un’assistenza migliore in negozio. Ad esempio, una persona sulla sedia a rotelle vuole essere assistita ma non essere considerata come disabile: per venire incontro ai suoi desideri, sarà possibile scambiarsi consigli e opinioni con il suo avatar, per assisterla nel modo in cui lo desidera». 

O, addirittura, «si potrà creare un doppione del vero punto vendita, una sorta di gemello virtuale dove si muoveranno i vari avatar-clienti. Questo ci permetterà di creare diversi “mondi” che ci serviranno per rendere ancora più efficace l’esperienza del retail». E capire così in quale “scenario” le persone si sentono più a loro agio. Una volta individuato quello preferito dalla maggioranza, il punto vendita potrà essere costruito nello stesso modo.

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