101 EDITIONS
22 – 24 FEBBRAIO 2026 / FIERAMILANO (RHO)

Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Il futuro ‘circolare’ della calzatura è in 3D

L’integrazione della stampa 3D nel settore calzaturiero potrebbe progressivamente abbattere due grandi nemici dell’ambiente – l’eccesso di invenduto e la difficoltà di smaltimento – grazie alla capacità di stampare solo il materiale strettamente necessario, di produrre su richiesta per evitare l’invenduto e di creare strutture monomateriche completamente riciclabili. 

I protagonisti della stampa 3D

Tra i pionieri della stampa additiva troviamo la tedesca Zellerfeld, una piattaforma che permette a designer indipendenti di creare scarpe stampate in 3D, senza colla né cuciture, in un unico pezzo monomateriale (zellerFOAM®, un TPU appositamente ingegnerizzato), rendendo la calzatura completamente riciclabile a fine vita. Le sneaker sono su misura, personalizzabili tramite una scansione del piede. Tra le collaborazioni spiccano brand come Nike, Heron Preston, Havaianas.

Anche il marchio statunitense HILOS punta su una produzione sostenibile e la tecnologia di stampa 3D per ripensare il mercato calzaturiero. Focalizzata sulla produzione on-demand, HILOS elimina l’eccesso di inventario (che causa circa il 20% di sprechi nel settore) stampando le scarpe solo dopo l’ordine del cliente. Il loro processo di stampa 3D permette di risparmiare il 99% di acqua rispetto alla manifattura tradizionale e le loro calzature sono progettate per essere riciclabili al 100%. 

Tra i brand sostenibili in più rapida crescita nel 2025 troviamo ARKKY, che realizza sneaker con una tecnologia di stampa 3D all’avanguardia a polimerizzazione UV, modellate in un unico pezzo. La tecnologia proprietaria AI-HALS aumenta la velocità di stampa fino a 100 volte, mentre il TPU bio-based utilizzato è riciclabile al 100%, riducendo i rifiuti di produzione del 95%.

Polyf produce calzature utilizzando elastomeri biobased e strutture a reticolo 3D che ottimizzano il peso e l’ammortizzazione, riducendo l’impatto ambientale rispetto alla manifattura tradizionale.

Il laboratorio di design OXMAN, guidato dalla designer Neri Oxman, ha unito stampa 3D, biomateriali e robotica per creare tessuti e calzature biodegradabili.

La produzione additiva va oltre l’ottimizzazione di tempi e materiali impiegati. Infatti, produrre on-demand e/o vicino al consumatore riduce drasticamente le emissioni legate ai trasporti. Marchi come New Balance, ad esempio, stanno sperimentando mini-fabbriche localizzate.

previous arrow
Zellerfeld
next arrow
 

Eccellenze italiane

Oltre allastartup pugliese Servati (presente tra gli emerging designer all’ultimo MICAM), che ha brevettato una sneaker modulare interamente stampata in 3D, troviamo l’azienda Hoc Lab Tech di Fano, che utilizza la stampa 3D per passare dal disegno al prototipo in poche ore, utilizzando fibre innovative come la soia e la lana di alpaca. 

Alcune cifre invitano a pensare i prodotti in modo che possano durare di più. Le scopriamo settimana prossima.