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22 – 24 FEBBRAIO 2026 / FIERAMILANO (RHO)

 

Il futuro in un clic. L’e-commerce calzaturiero

Talvolta un numero racconta più di mille parole: 149 miliardi di dollari. È il valore generato dal fashion e-commerce in Europa nel 2024, la categoria più venduta nel continente. E all’interno di questo universo, le calzature rappresentano il 23% delle vendite, subito dopo l’abbigliamento. Chi produce scarpe, insomma, ha di fronte un’autostrada digitale già tracciata. Ma percorrerla richiede nuovi carburanti.

Dopo anni di relativa stagnazione, l’e-commerce europeo ha ripreso a correre. Il fatturato B2C è salito a 842 miliardi di euro nel 2024, con un incremento del 7% rispetto all’anno precedente. Tolto l’effetto inflazione, la crescita reale si attesta comunque al 4,6%, un dato che interrompe il trend negativo registrato dal 2022. Le previsioni indicano che il mercato raggiungerà i 901 miliardi di dollari entro il 2028, con un tasso di crescita annuo composto del 5,8%.

L’Italia partecipa a questa ripresa con le sue peculiarità. Il commercio digitale vale oggi 150 miliardi di euro condivisi, pari al 7% del PIL nazionale, e impiega 1,8 milioni di addetti. Gli italiani che acquistano online sono 35,2 milioni, e quattro acquisti su dieci effettuati in negozio risultano influenzati da touchpoint digitali. Il 76,5% degli acquisti di prodotto passa attraverso eRetailer, mentre il 60% avviene direttamente da smartphone.

Per il comparto calzaturiero, questi numeri rappresentano una sfida e un’opportunità. Il caso Pittarello è emblematico: con 187 milioni di euro di fatturato nel 2024, la storica catena italiana ha registrato una crescita dell’online del 30% e un balzo del 58% nei ricavi di settembre rispetto all’anno precedente. Il segreto? L’integrazione tra canali fisici e digitali, con i negozi che oggi contribuiscono al 40% dei ricavi generati dall’e-commerce.

L’omnicanalità non è più uno slogan da convegni. Il 94% di chi acquista in negozio ha prima fatto una ricerca online, e il 65% controlla la disponibilità dei prodotti prima di recarsi in punto vendita. Servizi come il click&collect, già offerti da oltre la metà dei retailer italiani, stanno trasformando il negozio da punto di arrivo a snodo di un viaggio fluido tra fisico e digitale.

L’esperienza di Scarpamondo dimostra come la tecnologia possa tradursi in marginalità. Ottimizzando il feed prodotto del sito con sistemi di AI, il retailer ha ridotto del 15% il costo per clic e aumentato del 46% il tasso di conversione. Non magia, ma metodo: titoli riscritti con cura, descrizioni ottimizzate, attributi precisi. Quattordicimila schede prodotto trasformate in strumenti di vendita.

Il mercato italiano dell’e-commerce fashion presenta una forte concentrazione: i primi cinque player controllano il 46% delle vendite online. Per emergere, serve distinguersi non solo per prodotto, ma per esperienza d’acquisto. E qui la filiera calzaturiera italiana, con il suo patrimonio di artigianalità e qualità, può giocare una partita decisiva.

Calzature e serie TV, cosa hanno in comune? Lo scopriremo la prossima settimana.