


Il mercato è statico, ma la sostenibilità è una priorità
La sostenibilità è uno dei topic più importanti per l’industria calzaturiera. Le aziende del settore si trovano a fare i conti con nuove necessità di carattere ambientale, ma anche economico-sociale, che le invitano a una maggiore responsabilità.
Durante MICAM Next, Joana Vaz Teixeira, business analyst del mondo footwear per APICCAPS, ha riportato alcuni dati che l’associazione portoghese ha raccolto sulla situazione globale del mercato delle calzature. Dall’analisi, che è parte del World Footwear Yearbook 2025, è emerso che lo scorso anno sono state prodotte 23,9 miliardi di paia di scarpe. Questa cifra conferma la stabilità di un settore che, nell’ultimo decennio, ha visto la sua produzione crescere solo del 3,9%.
“Si tratta tuttavia di un dato da analizzare in parallelo a quello riferito alla crescita della popolazione – ha spiegato Joana Vaz Teixeira -: tra il 1985 e il 2015 la popolazione è cresciuta del 28% e la produzione di scarpe lo ha fatto ancor più velocemente, registrando un +161%. Nell’ultimo decennio abbiamo invece assistito a un’inversione di tendenza: la popolazione è aumentata di quasi 10 punti percentuali, mentre la produzione di meno di quattro punti”.
L’analisi è poi proseguita sulla distribuzione del mercato e sull’evoluzione dell’export rilevando che l’Asia ha le maggiori quote di produzione, consumo e anche esportazione. Nove paia di scarpe su 10 provengono da industrie localizzate nel continente e l’88% delle aziende impegnate nel footwear è in Paesi asiatici. La parte del leone la fa la Cina, che vanta il 54,3% della produzione. Uno share alto, ma in calo rispetto agli anni precedenti, a vantaggio di India e Vietnam, che hanno rispettivamente il 12,5% e il 6,5% della produzione. L’Asia ha anche il 55.5% dei consumi, seguita da India e Usa, ed è protagonista anche nell’export, con l’84% delle calzature esportate.
Interessante è anche il valore del commercio estero: dal 2015 al 2023 si è verificata una graduale ascesa, che in otto anni ha portato a un innalzamento del 36% del prezzo medio. Il 2024 è stato un anno di svolta: si è registrato un declino del 4%.
Ma come vanno interpretati questi dati? Joana Vaz Teixeira ha suggerito che “il fatto che la popolazione sia cresciuta e che il numero di paia di scarpe prodotto sia rimasto stabile significa che le persone stanno usando le loro calzature più a lungo”. Aggiungendo: “Questo vuol dire che le scarpe durano di più. C’è una maggiore attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità e, tanto nelle decisioni delle imprese manifatturiere quanto in quelle dei consumatori, entrano in gioco nuovi fattori. Si va nella direzione di una produzione più responsabile, che include l’adozione di materiali innovativi che contribuiscono a migliorare le prestazioni e la durata delle calzature. Negli ultimi anni abbiamo preso in considerazione non solo le questioni ambientali, ma anche quelle sociali ed economiche, come l’impatto del Covid-19 e la pressione finanziaria di certi mercati. E questo ha portato a interrogarsi sul criterio della durabilità dei prodotti, sul valore delle riparazioni e sull’ecodesign, così come sul ruolo che può avere l’introduzione di nuovi materiali all’interno della produzione”.
Giovedì prossimo approfondiremo il progetto portoghese BioShoes4All

