Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Rinaldi di SDA bocconi: “Un manifesto per promuovere concretamente collaborazione e circolarità”

Tenere alta l’attenzione sul tema della sostenibilità è importante, ma passare dalle parole a fatti concreti lo è ancora di più. Ecco perché SDA Bocconi ha presentato il suo Circular Fashion Manifesto, un documento che dichiara l’impegno verso una maggiore trasparenza e tracciabilità di filiera al Sustainability Pledge UNECE. 

“La nostra parola chiave è collaborazione”, ha spiegato Francesca Romana Rinaldi, coordinatrice del Monitor for Circular Fashion – Sustainability Lab SDA Bocconi durante un recente intervento a MicamX, l’innovation hub di MICAM Milano. Con questo Manifesto, “le aziende del Monitor for Circular Fashion hanno presentato a UNECE (Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite) alcuni commitment chiari e misurabili, per migliorare la performance di tracciabilità e trasparenza di filiera dell’intero settore. Quattro anni fa alcuni player – oggi siamo arrivati a 26 – hanno cominciato ad aderire alla nostra iniziativa, che aveva l’obiettivo di creare una comunità multi-stakeholder tra le principali aziende del settore del tessile-abbigliamento e i vari attori della sua filiera per contribuire alla transizione verso modelli di business circolari”. La nota importante è che alle aziende non è chiesta la semplice compliance, bensì una decisa proattività.

In quest’ottica nasce il Circular Fashion Manifesto, una chiamata a raccolta dei brand della moda per sottoscrivere un elenco di impegni con l’obiettivo di condividere le informazioni e il know-how necessari a ridurre l’impatto ambientale della filiera, aumentare il livello di circolarità e di sostenibilità nel settore attraverso tracciabilità e trasparenza, implementare processi di business circolari, promuovere la migliore gestione dei rifiuti e contribuire alla sensibilizzazione di tutti gli stakeholder sulla produzione e il consumo sostenibili. Infine, il Manifesto contiene anche metodi di misurazione degli effetti di tali iniziative.

 

Gli impegni per chi firma il Circular Fashion Manifesto

Ecco gli impegni sottoscritti dalle aziende alla luce del Manifesto:

  • Eco-design: partecipazione a iniziative che puntino a progettare prodotti riciclabili, stabilendo standard per i capi monomateriali che ne rendono più facile la scomposizione; misurazione della circolarità dei prodotti adottando i più rigorosi standard internazionali.
  • Approvvigionamento delle materie prime: misurazione della tracciabilità con indicatori chiari e pertinenti; promozione della ricerca sui materiali sostenibili; riduzione degli scarti tessili.
  • Produzione di semilavorati e di prodotti finiti: rafforzamento degli impegni sulla tracciabilità; formazione per la produzione responsabile; sostegno agli audit condivisi con altri brand per garantire una maggiore efficienza ai fornitori.
  • Trasporto e logistica: misurazione dei dati relativi al trasporto nell’ottica della decarbonizzazione.
  • Distribuzione e vendita al dettaglio: coinvolgimento ed educazione di tutti gli stakeholder sulla tracciabilità e la trasparenza, e rispetto delle linee guida UNECE sulle dichiarazioni di sostenibilità.
  • Fine del ciclo di vita: impegno a prolungare la vita dei prodotti; impegno a educare l’utilizzatore finale verso l’estensione della vita dei prodotti.

“Il nostro intento era quello di creare un ecosistema intorno al concetto di circolarità con le aziende e i loro fornitori”, ha continuato la Rinaldi, “inoltre, abbiamo deciso di reinterpretare il concetto stesso di circolarità, che non dev’essere inteso solo in termini ambientali ma anche sociali, a 360 gradi”.

Ci sono “progetti pilota, altri sono ora in corso, altri saranno introdotti dall’industria del futuro. Ci stiamo concentrando soprattutto sul settore calzaturiero, dove ci sono aziende che si occupano di concerie, pellami, tessuti… Vogliamo coinvolgere tutta la catena del valore, ci impegniamo a lavorare contro il greenwashing, abbiamo un approccio B2B e non B2C. Faremo in modo che tutti possano attuare i KPI della circolarità, reintroducendo concetti come riparabilità, etc”.

Infine, in conclusione del suo intervento c’è stato spazio per una call to action: “Se siete una start up o un/una designer e volete beneficiare di questo approccio contattateci”, ha detto la Rinaldi, “perché noi possiamo darvi davvero il “fattore C”, ovvero della circolarità, che vi darà anche una visibilità importante”.