Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Katy O’Brien di New Balance: «Se vogliamo una vera sostenibilità, dobbiamo puntare su materiali e fine vita del prodotto»

Lo definisce «un cambio di paradigma». Ed è esattamente ciò che serve per passare a una mentalità che abbia a cuore il bene del Pianeta. Katy O’Brien, senior designer di New Balance, è stata recentemente ospite a un panel di conferenze a MICAM X, l’innovation hub di MICAM Milano, dedicato al tema della sostenibilità in ambito footwear.

New Balance, il brand per cui lavora, ha scelto di essere tra i marchi – insieme a, Brooks, Crocs, Target, Vibram, Eco e Reformation, solo per citarne alcuni – che hanno aderito a The Footwear Collective, un’organizzazione no profit fondata da Yuly Fuentes-Medel che ha l’obiettivo di capire quali siano gli orizzonti della circolarità in questo settore e quali opportunità possa portare.

Katy O'Brien al seminario SUSTAINABILITY - The Footwear Collective Experience
 

New Balance, nelle parole della O’Brien, ha voluto fortemente aderire al progetto The Footwear Collective «perché ci siamo resi conto di questa importante opportunità che ci veniva proposta», come ha spiegato. «Io sono rimasta molto colpita da questo cambio di paradigma attualmente in corso nell’ambito della sostenibilità. Non era scontato, infatti, che trovasse riscontro da parte delle grandi aziende, le quali sono portatrici di innovazione e creano proprietà intellettuali». 

Dal canto suo, la designer ha amato fin da subito «soprattutto l’idea di lavorare in modo collettivo di TFC, perché sono fermamente convinta che il problema della sostenibilità non si risolva da solo».

Nel corso della sua carriera, la O’Brien ha visitato il Vietnam, dove vengono prodotte molte calzature, oltre che capi di abbigliamento. «Ho visto moltissimi grandi marchi prodotti in Vietnam, creando una marea di scarti. Ecco, credo che dobbiamo usare quegli scarti, riportandoli all’interno del sistema e del mercato e valorizzandoli. E questo possiamo farlo non lavorando individualmente ma tutti insieme».

Secondo la designer, bisogna cominciare a pensare non solo all’intero ciclo di vita del prodotto, ma soprattutto al fine vita, «lavorando sullo scarto e sul residuo post industriale e creando infrastrutture necessarie per trasformare qualsiasi prodotto in qualcos’altro. La direzione da seguire è questa, anche se so che ci vorrà tempo, perché oggi non tutti i residui e gli scarti del mondo della conceria vengono riutilizzati. Molti, infatti, finiscono nelle varie discariche. Però ci sono alcune soluzioni che possiamo mettere in atto, come cercare di utilizzarli creando nuovi prodotti. Per esempio, abbiamo già lavorato con successo in questo senso con la gomma delle nostre suole».

Inoltre, secondo la designer un altro punto fondamentale è non solo comprendere le esigenze del consumatore, «ma soprattutto educarlo: le persone devono capire qual è l’impatto ambientale dei prodotti che acquistano, per orientare al meglio i propri consumi».

Da punto di vista di New Balance, «noi lavoriamo molto con la scienza e siamo focalizzati sulla decarbonizzazione e il riutilizzo degli scarti, attraverso tutta la filiera: proseguire in questa direzione è la nostra priorità. E il riutilizzo dei materiali è un importante punto di partenza». 

Grazie a The Footwear Collective «possiamo sensibilizzare molti altri brand su questo tema e cambiare prospettiva sui materiali e sul fine vita del prodotto. Se vogliamo fare le cose sul serio dobbiamo condividere le informazioni e fidarci l’uno dell’altro: non ha senso avere segreti».

Giovedì prossimo appuntamento con il designer Assa Ashuach e la sua idea di sostenibilità