


Kennedy del MIT: “Anche all’interno dell’era dell’intelligenza artificiale, il valore è dato dalla connessione umana”
A MICAM X, innovation hub di MICAM Milano, si è discusso molto dell’avvento e della penetrazione delle nuove tecnologie all’interno del settore calzaturiero, e soprattutto delle loro conseguenze. Tra gli illustri ospiti che hanno voluto portare sul palco la loro visione, c’è stata anche Kathleen Kennedy, executive director del Center of Collective Intelligence del MIT, che ha parlato nell’incontro “AI and the Future of Retail: a conversation with Kathleen D. Kennedy (MIT) on technological impact and innovation”.
Kathleen da decenni si adopera per promuovere la trasformazione tecnologica nelle aziende. Oltre ai suoi attuali ruoli, ha fornito spunti di leadership strategica al MIT per importanti iniziative, tra cui il MIT Technology Review, Enterprise Forum, The Engine, Solve e Hubweek. Kennedy è considerata una delle persone più innovative e influenti nel settore dei media ed è stata nominata come una delle donne più influenti di Boston dall’associazione Women of the Harvard Club.
Secondo la direttrice, prima di parlare di intelligenza artificiale bisognerebbe fare chiarezza sul concetto stesso di intelligenza.
Un termine che “si sente spessissimo, ma va prima definito. La definizione che preferisco utilizzare io è ‘l’abilità e la capacità di un individuo di agire per raggiungere uno scopo, di pensare razionalmente e di interagire efficacemente con il proprio ambiente’. Stesso discorso vale per la macchina, che è in grado di raggiungere uno scopo analizzando un grande ammontare di dati. Noi umani abbiamo già ‘dati’ nella nostra testa, sappiamo come gestire gli elementi ma impariamo anche con l’osservazione. Le macchine funzionano allo stesso modo, con però i dati che vengono inseriti al suo interno”.
Discorso a parte è da fare per “Chat GPT, un tipo speciale di intelligenza artificiale che viene definita generativa, ovvero in grado di utilizzare una serie di dati e modelli linguistici istruiti per produrre automaticamente contenuti sotto forma di testo, immagini, audio e video. Quando se ne è parlato all’inizio, sembrava magia. Oggi è realtà”.
ChatGPT è l’app più velocemente utilizzata nella storia. “Per farvi capire, per Tik Tok ci sono voluti nove mesi affinché la scaricassero duecento milioni di utenti, mentre per Chat GPT solo due mesi, da novembre 2022, data del rilascio, a gennaio 2023”.
Al MIT “abbiamo persone estremamente intelligenti che lavorano da anni per creare e implementare l’IA, e oggi l’IA generativa ha catturato finalmente anche l’attenzione del business. In realtà, ma in pochi lo sanno, era già presente dall’inizio degli anni ’50: diversi scienziati provavano a immaginare come elaborare un’intelligenza artificiale generativa, ovvero spingere una macchina a fare qualcosa di meglio”.
Oggi “ci focalizziamo su cose che non saremmo stati capaci di fare prima, come affrontare grandi problemi che affliggono l’umanità – ad esempio, il cambiamento climatico – o altre questioni riguardo la sostenibilità, ma anche come possiamo realizzare più prodotti diminuendo il lavoro umano, o come utilizzare meglio le risorse del pianeta, curare le malattie, aumentare il livello di istruzione e via dicendo”.
Collegando il discorso al tema del retail, “produciamo 26kg prodotti tessili per persona all’anno, e tra questi ben 11kg finiscono nelle discariche, senza che i consumatori ne siano consapevoli o totalmente consapevoli. Come possiamo evitare questi sprechi?”.
Per rispondere a questo quesito, continua la Kennedy, “bisogna prima di tutto cambiare mentalità, per trasformare il modo in cui viene posta la domanda e i valori delle persone, e a questo bisogna unire le diverse aree di vantaggio della tecnologia”.
In poche parole, “bisogna capire come trasformare la filiera produttiva prima ancora di arrivare al cliente finale. Ciò che l’intelligenza artificiale può fare è rivoluzionare quella che è l’esperienza del consumatore”.
Dall’IA “i brand più grandi possono trarre enormi vantaggi, ma allo stesso tempo hanno bisogno di più tempo per mettere in atto una reale trasformazione. Pensate invece ai brand più piccoli: possono muoversi più velocemente e, se capiscono cosa è davvero importante per loro, riusciranno a non essere sopraffatti dagli strumenti di AI ma a trarne grandi vantaggi. Anche perché i brand piccoli hanno solitamente un rapporto più stretto con i propri consumatori, ed è proprio questo il valore aggiunto: anche all’interno dell’era dell’intelligenza artificiale, il valore è dato dalla connessione umana”.
Giovedì prossimo, Kathleen Kennedy ci illustrerà più nel dettaglio come l’intelligenza artificiale potrebbe favorire i brand in ambito retail


