

La scarpa diventa un ecosistema. La lezione del Politecnico di Milano
Ingegnerizzare la performance non significa semplicemente rendere una calzatura più leggera o più veloce. Significa ripensare l’intero processo di progettazione e produzione, ragionando in termini di ecosistema. È questo il concetto chiave emerso dall’intervento di Luca Andena, Professore Associato di Scienza e Tecnologia dei Materiali al Politecnico di Milano, durante il panel “Ingegnerizzare la performance: la calzatura nello sport”, tenutosi il 22 febbraio 2026 nell’ambito di MICAM Next, il format di MICAM Milano organizzato in collaborazione con Wired.
La scarpa non è un oggetto isolato. Andena, che collabora con il laboratorio E⁴SPORT del Politecnico di Milano e ha contribuito allo sviluppo delle piste di atletica per le Olimpiadi di Parigi 2024 insieme a Mondo Worldwide, ha spiegato come oggi non sia più possibile progettare la calzatura migliore dando per scontato che la superficie di corsa sia sempre la stessa, né lavorare sulla superficie ignorando la scarpa e il corpo dell’atleta. “Non abbiamo robot, abbiamo esseri umani che corrono e saltano”, ha sottolineato il professore, evidenziando come parametri quali l’assorbimento degli urti, il ritorno di energia e il comfort debbano essere bilanciati considerando variabili individuali – dall’età alla massa corporea. Un esempio concreto: oggi una calzatura dal numero 35 al 46 utilizza lo stesso materiale, ma la tecnologia consentirebbe già di variare la densità della mescola in base al peso dell’atleta, ottimizzando la resa energetica.

La personalizzazione come frontiera progettuale. Per Andena le nuove tecnologie, a partire dalla manifattura additiva, aprono uno spazio di design vastissimo: scarpe diverse per allenamento e gara, suole asimmetriche tra piede destro e sinistro, dispositivi adattati a chi sta recuperando da un infortunio. “Non siamo esseri simmetrici”, ha ricordato, “e ora possiamo sfruttare questa flessibilità.” Tuttavia, l’ampiezza delle possibilità porta con sé una sfida altrettanto grande: formare progettisti capaci di orientarsi in uno spazio di parametri enormemente più complesso rispetto al passato.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale e il dialogo università-industria. In questo scenario, l’IA diventa uno strumento di supporto decisivo, a patto di utilizzarla nel modo corretto. “Se crei un modello fisicamente informato e usi i tuoi dati per addestrare l’IA, allora questa amplifica e potenzia davvero la tua conoscenza”, ha precisato Andena, aggiungendo che l’intelligenza artificiale non sostituisce il progettista ma lo affianca, rendendo possibile ciò che prima non lo era. Sul fronte della collaborazione tra ricerca e impresa, il professore ha sottolineato come le aziende spesso possiedano già le informazioni necessarie, ma non sappiano strutturarle in modo utile: è qui che l’università genera valore.
Un ultimo tema critico riguarda gli standard di certificazione, che oggi rischiano di penalizzare prodotti innovativi concepiti con tecnologie come la manifattura additiva, semplicemente perché le norme non sono ancora state aggiornate. Andena sta lavorando con le federazioni internazionali e l’ISO proprio per colmare questo divario.
Definire cosa si intende per performance è oggi la vera sfida strategica del comparto calzaturiero sportivo: lo spazio di progettazione si è ampliato a tal punto che la domanda “cosa voglio che questa scarpa faccia?” non ammette più risposte semplici, ma richiede dati solidi, competenze interdisciplinari e una visione di sistema.
Nel video il professor Andena spiega le sfide aperte dai nuovi materiali per la stampa 3D.
Giovedì prossimo approfondiremo l’intervento di Andrea Barchi, sempre dal panel “Ingegnerizzare la performance: la calzatura nello sport”.

