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22 – 24 FEBBRAIO 2026 / FIERAMILANO (RHO)

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L’innovazione tecnologica che conta davvero

 

La stampa 3D ripensa la calzatura sportiva. La parola a Prototek

La manifattura additiva non è più una promessa per il futuro: è già dentro i processi produttivi di chi fa calzatura sportiva ad alto contenuto tecnologico. Lo ha ribadito con chiarezza Andrea Barchi, Responsabile Business Manifattura 3D di Prototek, intervenuto il 22 febbraio 2026 al panel “Ingegnerizzare la performance: la calzatura nello sport”, organizzato da MICAM in collaborazione con Wired nell’ambito di MICAM Next. Un contributo che ha messo al centro non la visione, ma la pratica quotidiana di chi produce.

Andrea Barchi

Un acceleratore, non una rivoluzione isolata

Barchi ha inquadrato il ruolo della stampa 3D con la concretezza di chi lavora come produttore conto terzi in mercati diversi — dalla gioielleria allo sport, dalla moda alle applicazioni meccaniche. «Quello che posso dire dal mio punto di vista è che sicuramente la manifattura additiva sarà un acceleratore», ha affermato, sottolineando come l’evoluzione dei materiali stia ampliando le possibilità di performance e aprendo scenari che «probabilmente daranno i loro frutti nei prossimi tre, quattro, cinque anni». Un orizzonte vicino, non remoto.

Strutture lattice e personalizzazione su misura

Il cuore tecnico dell’intervento ha riguardato le strutture lattice su materiali elastomerici: geometrie interne progettate per rispondere in modo differenziato al carico, orientando la performance nelle zone specifiche della scarpa. «Si può guidare la struttura lattice per lavorare in aree specifiche del prodotto», ha spiegato Barchi, aggiungendo che eliminare lo stampo permette di ridurre il numero di componenti da assemblare — un vantaggio esclusivo dell’additive manufacturing. La conseguenza pratica è rilevante: produzioni da 1.000 a 3.000 pezzi con tempi di consegna inferiori a un mese, competitivi rispetto alle tecnologie tradizionali.

Il nodo dei costi e la questione del mindset

Sul fronte economico, Barchi ha sfidato un luogo comune. Nella fascia tra 1.000 e 10.000 pezzi, produrre in Europa con manifattura additiva può costare quanto — o meno di — produrre in Asia, riducendo significativamente il gap che ha storicamente orientato le scelte di sourcing. Ma il vero ostacolo, ha ammesso, non è sempre il budget: «Molte aziende hanno paura di provare qualcosa di diverso perché hanno sempre fatto in altro modo. Il cambiamento viene ancora percepito come un problema». La tecnologia c’è; è il mindset la variabile più difficile da ingegnerizzare.

Quando la struttura stampata rimane visibile nel prodotto finito, la performance diventa anche linguaggio estetico e strumento di marketing. Un messaggio immediato per il consumatore: quella scarpa è diversa perché è costruita diversamente.

È possibile fare tutto con la stampa 3D? Scopriamolo nel video!

Giovedì prossimo approfondiremo gli argomenti trattati da Marco De Ieso, Responsabile Ingegneria Clienti di IBM Technology.