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22 – 24 FEBBRAIO 2026 / FIERAMILANO (RHO)

Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

L’EUDR non riguarderà le pelli bovine e il cuoio

Nello stesso elenco, a poche righe di distanza, entrano le lingue bovine congelate ed escono le pelli bovine. Succede nel Regolamento delegato (UE) 2026/2102, pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 17 settembre 2026, che riscrive l’Allegato I dell’EUDR, il regolamento contro la deforestazione. Con le lingue arrivano il caffè solubile e alcuni derivati dell’olio di palma; insieme al cuoio se ne vanno pneumatici ricostruiti, soia da semina e sedili per autoveicoli. Letta di fila, la lista somiglia a un inventario di magazzino più che a una politica ambientale. Per chi lavora la pelle, e quindi per chi fa scarpe, chiude invece una partita aperta dal 2021.

L’atto, adottato dalla Commissione europea il 13 luglio e passato senza obiezioni al vaglio di Parlamento e Consiglio, elimina le pelli bovine grezze, quelle conciate o in crust e quelle ulteriormente lavorate: tutti gli stadi di lavorazione. Quando l’EUDR entrerà in applicazione, il 30 dicembre 2026 per grandi e medie imprese, concerie e calzaturifici non dovranno dimostrare che il pellame acquistato non provenga da aree disboscate dopo il 2020.

UNIC–Concerie Italiane, insieme all’associazione europea dei conciatori COTANCE, sosteneva da anni che la pelle sia un sottoprodotto delle filiere di carne e latte, incapace di orientare le scelte degli allevatori. A supporto, uno studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa commissionato dal settore conciario. Luca Marrucci, ricercatore dell’Istituto di Management del Sant’Anna, ha spiegato che la ricerca evidenzia come «non esista un link diretto tra pelle e deforestazione». 

Ha pesato anche un argomento competitivo: scarpe e borse finite importate da fuori UE sarebbero rimaste libere da obblighi, mentre la manifattura europea avrebbe dovuto tracciare ogni lotto di pellame.

E adesso? L’esclusione toglie un obbligo, la domanda di trasparenza resta. Chi negli ultimi mesi si era già attrezzato per l’EUDR ha costruito sistemi di tracciabilità che buyer e brand continueranno a chiedere, e che il Passaporto Digitale di Prodotto previsto dall’ESPR renderà presto strutturali.

Dal 30 dicembre nessuna dogana chiederà da quale pascolo arrivi una tomaia. Il cliente, prima o poi, potrebbe farlo.

Retex.Green, un consorzio per accompagnare la filiera calzaturiera nella transizione circolare. Ne parliamo la prossima settimana.