Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Mele, vino, alghe e mango: i materiali green arrivano dalle nostre tavole

Il mondo del fashion, da qualche anno, sta cercando – proprio come diversi altri settori – di ripensare le proprie strategie produttive tenendo conto anche di concetti chiave dal punto di vista ecologico, quali sostenibilità, economia circolare, riciclo e riuso. E la sfida per un mondo più green, in questo senso, vede tra i suoi protagonisti non solo i processi – che implicano l’utilizzo di risorse come acqua ed energia e la formazione di CO2 – ma anche e soprattutto i materiali, colonne portanti e distintive della fashion industry.

Tanti sono infatti i materiali alternativi e di nuova generazione già utilizzati o attualmente sotto studio, anche se bisogna fare una puntualizzazione importante: la stessa pelle è un prodotto naturale per eccellenza, perché composta per almeno l’85% da collagene, materiale organico bio-degradabile al 100%.

 

Quindi, ben vengano gli studi in questo campo, volti a sperimentare elementi sempre più riciclabili e innovativi, ma non dimentichiamoci che il 99% della pelle, sulla quale si è fondata fino a oggi tutta l’industria calzaturiera di valore, deriva dal recupero dagli scarti dell’industria alimentare (ovini, bovini e caprini), trasformando un prodotto da eliminare in una risorsa e alimentando un’economia circolare virtuosa.

Oltre al cotone biologico, la canapa, il sughero, la gomma naturale, il Tencel o il PET riciclato, già impiegati nell’industria calzaturiera, ci sono interessanti sviluppi, ad esempio, per quanto riguarda i materiali che provengono da elementi agroalimentari, anche se al momento si tratta ancora di una nicchia piuttosto esigua. Tra questi, c’è il mais, uno dei prodotti più ecologici tra i tessuti sintetici – contiene fino al 69% di materie prime di origine vegetale – ed estremamente versatile. Il materiale viene prodotto a partire dal mais coltivato a scopi non alimentari, raccolto e lavorato chicco per chicco per estrarre i bio-polioli, attivatori vegetali essenziali per la produzione di un bio-poliuretano molto resistente.

Poi c’è il materiale a base di mela, chiamato anche impropriamente “apple skin”, prodotto da scarti di mela, tra cui la buccia, il torsolo e i semi, che vengono normalmente eliminati durante la produzione di succhi e marmellate. Questi componenti vengono essiccati, poi polverizzati, quindi applicati sulla tela, prima di subire un processo per ottenere un aspetto simile alla pelle. 

Arriva da scarti organici anche il materiale a base di vinaccioli, per la cui produzione è stato sviluppato un processo di valorizzazione delle parti eliminate dalle vendemmie (bucce, raspi e semi d’uva) in collaborazione con alcune aziende vinicole italiane. Interessante segnalare che, per produrre questo materiale, idrorepellente, resistente e 100% made in Italy, non vengono utilizzati solventi tossici o sostanze pericolose.

Dalle foglie dei cactus arriva invece Desserto, un altro materiale, vegano ed ecosostenibile, frutto di anni di ricerche e sperimentazioni di due imprenditori messicani, Adrián López Velarde e Marte Cazárez: i due hanno ricavato dalle foglie di un particolare tipo di cactus, il Nobal, una soluzione green e di alta qualità. Una volta tagliate, le foglie mature devono essiccare al sole per tre giorni, prima di essere lavorate al fine di ottenere un tessuto morbido.

Anche gli scarti del mango sono utilizzati per creare un materiale vegano, Fruitleather, progettata da Koen Meerkerk e Hugo de Boon, due giovani designer dell’Accademia di Rotterdam. Questo materiale è composto al 100% da sostanze organiche: il supporto che regge la spalmatura di mango è in cotone biologico, rendendolo compostabile al 100%.

Proseguiamo la lista dei materiali prodotti da scarti agroalimentari con MuSkin, che deriva dai Phellinus Ellipsoideus, funghi tropicali parassiti che crescono su alcuni alberi in Cina, India, Sud America e Africa. Simile alla pelle scamosciata, il tessuto ottenuto è traspirante e non tossico e si può legare a supporti in cotone o poliuretano.

Al nostro elenco di materiali innovativi che possono trovare il loro impiego nell’industria calzaturiera aggiungiamo anche le alghe: dopo sei anni di tentativi, tre studiosi dell’Università di San Diego hanno lanciato sul mercato la prima scarpa sportiva completamente biodegradabile in mare, la cui suola è formata da schiume di poliuretano, chiamate “soleic foam”, derivate dalle alghe. La tomaia, invece, è realizzata con filati di canapa, eucalipto e cotone biologico.

Chiudiamo la carrellata con Woowe Brand, un marchio di calzature che utilizza, come materia prima, sottili fogli di legno di alta qualità (noce, ciliegio e acero), dai quale viene ricavato un materiale, impiegato in modo completamente sostenibile: per costruire la scarpa, vengono utilizzate colle e coloranti a base d’acqua.

 

La prossima volta il parere di un esperto della pelle sugli aspetti green dei materiali