


Non solo più green, ma anche più accessibile: sarà così il packaging del futuro
Il packaging sta diventando sempre più protagonista quando si trattano temi come sostenibilità e transizione energetica. E si è guadagnato un posto in primo piano anche durante l’ultimo MICAM Milano, quando Tamara Cloé Leguía, senior client and trend success Manager EMEA di WGSN, ne ha parlato durante una conferenza a MICAM X.
L’esperta ha ipotizzato l’evoluzione del packaging da qui al 2029, e tra le tendenze analizzate “spicca quella che preferisco per le sue ripercussioni nel sociale. Gli imballaggi, infatti, in futuro saranno sempre più studiati per venire incontro anche alle esigenze dei disabili e degli anziani”, ha spiegato la Leguía. Quest’ambito progettuale è definito come universal design, design for all o inclusive design e ha posto particolare enfasi proprio sull’inclusione e sulla “accessibilità universale” di artefatti e sistemi progettati. E sarà una tendenza sempre più necessaria, dato che da qui al 2030 ci saranno 1.3 miliardi di persone con qualche disabilità e 1.4 con più di 60 anni. E queste cifre continueranno ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle malattie croniche.
“Visti numeri così elevati, capite che queste due categorie di persone non potranno più essere ignorate nella progettazione di nuovi packaging”.
Operazioni che ai normodotati appaiono semplici, come togliere o svitare un tappo o premere su un erogatore, per un non vedente o per chi ha una mobilità limitata delle braccia sono azioni difficili, per alcuni impossibili. Ecco perché è necessario che anche l’imballaggio diventi accessibile, ovvero capace di proporsi in modo facile a chi lo utilizza. E lo diventa quando sa offrirsi all’utilizzo in modo semplice e intuitivo, tenendo conto del diritto di ogni consumatore di poter avvicinare, comprendere e usare un prodotto.
Il design universale può essere applicato ovunque e utilizzato per qualsiasi tipo di prodotto. Entrando più nel vivo, i packaging potranno avere una sorta di codice QR che aiuta il consumatore ad aprire l’imballaggio nel modo più semplice, possono esserci istruzioni in braille o con aperture facilitate, che in realtà avvantaggiano anche i normodotati. Oppure, per gli ipovedenti, i contenitori possono avere scansioni che ricevono file audio con la descrizione del prodotto e tutte le informazioni principali, come ad esempio gli ingredienti, gli allergeni, le istruzioni su come utilizzarlo etc.
Uno degli obiettivi da qui al 2029, come ha spiegato la Leguía, “è ridurre le sfide per i consumatori che dovranno utilizzare capacità di destrezza e cognitive, ad esempio riducendo i materiali del 65% ottenendo packaging più leggeri e applicando -50% di forza per aprirli”.
Tra gli studi in atto ci sono anche quelli sull’aumento della tattilità, in modo da venire incontro agli ipovedenti, che toccando un pacco potranno non solo “leggerlo” ma anche aprirlo con facilità e immediatezza grazie a “percorsi guidati” facilitati da seguire sulle confezioni.
