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Pakerson: quasi un secolo di storia e la forza per rinascere, sempre

Gli inizi
La storia di Pakerson inizia nel 1923 nella cittadina di Cerreto Guidi, a due passi da Firenze, dove Giulio Brotini apre un piccolo laboratorio artigianale.
«Noi siamo nella campagna toscana e il mio bisnonno ha cominciato come calzolaio, facendo le “scarpe belle per andare la domenica alla messa”», racconta Gabriele Brotini, pronipote del fondatore e oggi alla guida dell’azienda insieme alla sorella Elisa. «I primi clienti erano soprattutto contadini, che magari pagavano con due conigli, un pollo e qualche spiccio».
Il laboratorio artigianale va avanti per diversi anni, conquistando, grazie all’altissima qualità dei prodotti, anche la nobiltà locale. Giulio Brotini, gran lavoratore, non si ferma mai, neppure per la guerra, che nei primi anni ‘40 costringe la maggior parte delle imprese italiane a rallentare o a cessare del tutto le attività.

 

Nel primissimo dopoguerra a Giulio subentra il figlio Luciano, che pian piano trasforma il piccolo laboratorio del padre in una realtà industriale. Il marchio nasce in quel periodo, nel 1958, e l’origine del nome è piuttosto curiosa. All’epoca è molto di moda lo stile inglese e Luciano Brotini vuole lanciare un brand al passo coi tempi. Essendo un grande appassionato delle penne Parker, vorrebbe chiamare l’azienda Parker & Son. In un piccolo paese della campagna toscana, però, soprattutto in quegli anni, l’inglese non è esattamente una lingua “masticata” in maniera fluente, e per un banale errore Parker & Son diventò Pakerson su biglietti da visita e carta intestata. «Non avendo i soldi per rifare tutto, il nonno si è tenuto il nome Pakerson. Pensava che quell’errore avrebbe portato fortuna», ricorda il nipote Gabriele.

 

La crescita
Dopo aver conquistato il mercato italiano, gradualmente l’azienda comincia a muoversi anche nei mercati esteri, innanzitutto in Europa. L’espansione più importante arriva verso la fine degli anni ‘70, a cui seguono anni di fortune alterne, che coincidono con le crisi economiche degli ultimi decenni. A guidare Pakerson durante la fase di internazionalizzazione sono i fratelli Antonio e Andrea Brotini, figli di Luciano, che nei primi anni 2000 portano l’azienda a nuove vette di crescita, che però si arresta prima a causa della crisi globale e, nell’ultimo anno e mezzo, si aggrava ulteriormente per via della brusca frenata del mercato russo.

 

«In seguito al collasso del mercato russo abbiamo dovuto procedere verso una ristrutturazione aziendale», spiega Gabriele Brotini, che ha preso in mano l’azienda in qualità di Amministratore Delegato in un periodo tutt’altro che semplice. «Il riassetto aziendale ha interessato sia la strategia sia, purtroppo, il personale», ammette Brotini, «ma la nuova azienda, la cui ragione sociale è Sutorius srl ed è proprietaria del marchio Pakerson, è ripartita. Ci sono già dei timidi segnali di ripresa».

 

La qualità
Cucita a mano, dipinta a mano, costruita a mano, caratterizzata da circa 200 diverse fasi di lavorazione, la scarpa Pakerson mantiene i legami con il passato per ciò che riguarda l’artigianalità e il know-how acquisito in decenni e decenni di storia, sempre a strettissimo contatto con il territorio. Territorio che, come ama ricordare Gabriele Brotini, è sempre stato la risorsa fondamentale dell’azienda. Ma quella di Pakerson è anche una calzatura perfettamente “sintonizzata” con il presente per quanto riguarda colori, materiali, forme e modelleria «Riscoprire il passato per creare nuovo futuro», dicono in azienda.

Il futuro
Una storia lunga quasi un secolo, dunque, che oggi vive un nuovo inizio, una “ripartenza” che si basa sia sulla tradizione calzaturiera costruita fin da quel lontano 1923, sia sulla qualità del prodotto, frutto della sapienza degli artigiani.
«C’è la voglia di andare avanti e di continuare a creare un’eccellenza che è legata al territorio, al marchio e alla storia», dice Brotini.