


Per crescere bisogna fare sistema
Un business di famiglia. Come tante belle storie del settore calzaturiero dove l’azienda cresce e guarda al futuro nel segno della tradizione, ma anche con progetti di crescita e sviluppo a suon di acquisizioni. E’ il caso di ISG Group, guidato da Marco Barachini, figlio del fondatore Luciano che nel 1973 a Vico Pisano aveva creato l’azienda Luciano Barachini.
“Provo un grande orgoglio e senso di responsabilità nel portare avanti una storia di famiglia costruita da zero dai genitori – spiega Marco Barachini, founder di ISG Group -. C’è anche il piacere per aver assimilato l’entusiasmo con il quale hanno affrontato i cambiamenti di questi anni, dalle crisi all’avvento della tecnologia. Mi hanno insegnato a guardare sempre avanti e spronato a cambiare per non morire. E’ quello che continuiamo a fare”.
Negli ultimi anni si sono susseguite acquisizioni, da Vivien Lee nel 2015, a Jeannot nel 2020, operazioni condotte sempre con l’intento di preservare il dna delle varie aziende. “Il comune denominatore è la famiglia – precisa Barachini -ovvero chi c’è dietro al brand perché la condizione che poniamo per l’acquisizione o la collaborazione è che la famiglia rimanga all’interno del gruppo per assicurare un’anima al prodotto e non snaturare la propria identità. E’ un modo anche per mantenere in vita la tradizione degli imprenditori calzaturieri italiani”.
Marco Barachini analizza anche la situazione complessa del 2024 alla luce del suo ruolo di imprenditore e di docente di business strategy. “Non c’è una ricetta per tutti. Noi stiamo affrontando questo periodo cercando di fare gruppo, sinergie, di fare economie di scala e sistema. Apparteniamo a un settore dove in passato il concorrente è stato sempre individuato nel vicino di casa, oggi dobbiamo unirci e non farci più la guerra, perché ritengo che i nostri competitor non siano più i calzaturifici. La spesa media delle famiglie per l’abbigliamento e le calzature è calata a favore di altri settori, per cui i nostri competitori sono anche la tecnologia, il food, i viaggi. Una sfida è sicuramente quella di far tornare il pubblico a spendere per l’abbigliamento e una soluzione è fare sistema come stanno facendo i giganti del lusso nella moda o come avviene nell’automotive. A maggior ragione, anche noi potremmo creare dei piccoli conglomerati che portano avanti il valore dell’italia”.
Per il Gruppo l’export è aumentato con le acquisizioni e ora pesa più del 70%, anche se l’Italia rimane un mercato di riferimento fondamentale per testare i prodotti. “Siamo presenti un po’ in tutti i paesi, ma ci stiamo concentrando sull’est asiatico e sul medio Oriente”.
Progetti? “Nei prossimi 3-5 anni – conclude l’imprenditore – l’obiettivo è ampliare il portafoglio dei marchi per completare la gamma dei prodotti che ancora ci mancano e che permetterebbero di crescere in alcuni mercati”.
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