Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Per le calzature sportive materiali bio-based e a basso impatto ambientale

Sono stati sei nel biennio 22-23 gli appuntamenti dedicati ai “Materiali sostenibili per la calzatura sportiva” organizzati dalla Fondazione Sportsystem di Montebelluna per sensibilizzare gli imprenditori e i professionisti della calzatura sulle tematiche della sostenibilità. L’evento del 24 novembre, focalizzato sui tessuti, ha visto riuniti relatori provenienti dal mondo dell’industria, dell’università e della formazione.

Prima di passare ai prodotti, è stato fatto un quadro della situazione delle aziende delle province di Treviso e Pordenone in fatto di sostenibilità da parte di S. Parisotto, responsabile Divisione Formazione ESG Assestment: sostenibilità aziendale e del distretto UNIS&F, società che si occupa di formazione, servizi e finanziamenti. La proposta di mappatura ESG prevedeva tre step: mettere a disposizione delle aziende uno strumento semplice per farsi una “prima fotografia” su cosa stanno facendo in termini di sostenibilità, fare un quadro del distretto rispetto all’approccio alla sostenibilità e definire una serie di possibili azioni di supporto per accompagnare le aziende in questo percorso. Hanno partecipato solo 11 aziende che per lo più avevano già avviato un percorso sulla sostenibilità con all’interno una figura che si occupa di questi aspetti. La classificazione riguardava la Governance, l’ambito Etico/sociale, la sezione Territorio e Supply Chain (l’area in cui le aziende hanno ottenuto il maggior punteggio), la sezione Ambiente nella quale è risultato che meno della metà monitora le emissioni di C02, ma dichiara di avere obiettivi per ridurla; poche aziende dichiarano di utilizzare la maggior parte di energia da fonti rinnovabili, ma c’è una discreta consapevolezza rispetto ai consumi (acqua, gas, energia) e ai rifiuti prodotti. 

Entrando poi nel vivo dei materiali, F. Fissi, referente commerciale della divisione tessile di Texon, ha parlato dell’evoluzione dei tessuti con un occhio alla sostenibilità, citando Newlife, un filamento realizzato da Pet riciclato post consumer che grazie al suo processo produttivo riduce del 32% le emissioni di C02, comporta un risparmio di acqua del 94% e di energia del 64%. Evo by Fulgar è un filato high-tech di derivazione bio-based e Biofeel di Radici Group è un nylon da fonti rinnovabili. 

 

L’azienda Giardini, che produce materiali tecnici in poliuretano, ha adottato un sistema strutturato di gestione delle sostanze chimiche che include tutti i requisiti del programma ZDHC, nato nel 2011 per ridurre o eliminare i prodotti chimici pericolosi per le persone e per l’ambiente. “Ci impegniamo nella ricerca continua – ha detto il Ceo M.Biscaldi – di materiali di natura ecologica, riciclati, che seguano un filone di economia circolare e sostenibilità”. La gamma Eco Friendly nasce infatti da processi produttivi a basso impatto ambientale, senza l’utilizzo di solventi e sostanze nocive: questi prodotti sono adatti sia alla calzatura sportiva che a quella fashion. La gamma Solvent Free utilizza solo poliuretani a base acquosa. Il poliuretano proviene in parte da fonti rinnovabili vegetali (ananas, mais, colza, ricino) e diversi articoli sono realizzati con Bio Poliuretani. I nuovi progetti in studio con bio poliuretani riguardano le microfibre per tomaia tecnica e seamless termoadesivi. 

 

Gli spalmati in poliuretano di Ferrari hanno caratteristiche green e di basso impatto ambientale, ottenute attraverso l’uso di tessuti organici (per esempio cotone) o di tessuti riciclati, di processi di coagulazione utilizzanti poliuretani (PU) a base acqua ossia privi di solventi e dove il PU è di origine naturale e non fossile (100% biocompatibile).

Prisma Tech è una società di consulenza e distribuzione di applicazioni software; ha presentato la sua visione della sostenibilità abilitata dal digitale. Ad esempio: i prototipi virtuali ed il digital twin realizzano campioni virtuali con minor dispendio di risorse. La stampa digitale su tessuti consente più varietà e un minor spreco di energie e di materiali. Lo stesso vale per la fabbricazione additiva

Ha concluso il seminario Michele Modesti dell’Università di Padova con una relazione molto tecnica sulle varie metodologie per il riciclo chimico di tessuti ed altri materiali per ottenere sostanze da ri-immettere nel processo. 

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