

Progettare come la natura. Il designer come agente di cambiamento
Quando la sostenibilità smette di essere un’etichetta e diventa una filosofia progettuale, il designer cambia ruolo. Non è più solo il creatore di forme esteticamente rilevanti, ma un agente di trasformazione della filiera. È questo il nucleo del pensiero che Tiziano Guardini, designer, ha portato al panel “Dal Green alla Strategia: ripensare la produzione calzaturiera”, ospitato da MICAM Next il 23 febbraio 2026 nell’ambito di MICAM Milano, in collaborazione con Wired.

Dalla scultura alla consapevolezza
Guardini racconta di aver iniziato nel 2011 con creazioni scultoree in cui la tradizione dell’alta moda si fondeva con materiali autenticamente naturali — pellicce di aghi di pino, abiti ricavati da cortecce o radici. Un approccio immediato, manuale, artistico. Ma dietro quella poetica visiva si celava già una domanda più profonda: “Quello che sentivo, e ancora sento, è che non abbiamo così chiara la profondità della nostra connessione con la natura. È come se ci fossimo dimenticati da dove veniamo.” Una riflessione che, nel comparto calzaturiero, interpella direttamente chi progetta tomaie, sceglie pellami e definisce i cicli di vita del prodotto.
Circolarità come riallineamento, non come riduzione dell’impatto
Il concetto che Guardini sviluppa è teoricamente preciso: la circolarità non è semplicemente la riduzione dell’impronta ambientale, ma un riallineamento alla logica della natura stessa, nella quale non esiste il concetto di scarto né di perdita di valore. Richiama in questo senso il biologo Stefano Mancuso, secondo cui osservare la natura e riprodurne i processi è la sola via per comprendere come la vita viene creata e mantenuta. “La circolarità è riallinearci alla capacità di mantenere nella catena del valore tutto quello che produciamo”, afferma Guardini, indicando nella fase creativa il momento in cui questa consapevolezza deve già essere presente.
La scalabilità è possibile: il caso della seta Ahimsa
A chi obietta che i progetti più visionari faticano a trovare scala industriale, Guardini risponde con un esempio concreto. Dopo cinque anni di ricerca, ha scoperto la seta Ahimsa — termine Indi che significa “senza nuocere”, filosofia gandhiana applicata alla produzione tessile — in cui il baco da seta raggiunge il suo ciclo naturale, diventa farfalla, e solo allora il bozzolo abbandonato viene raccolto e lavorato. Una pratica nata in piccole comunità rurali indiane che oggi genera fatturati milionari, dimostrando che la scalabilità di un processo sostenibile è raggiungibile se l’idea di partenza è solida. “Tutto nasce da una piccola cosa”, dice Guardini, citando la favola del colibrì che porta una goccia d’acqua sull’incendio: “Io faccio la mia parte.”
La transizione verde nel settore calzaturiero, quindi, non si costruisce solo con nuovi materiali o normative, ma con una comunità di creativi, produttori e formatori che condividono la stessa direzione. Una squadra, come la chiama Guardini, che si sta rinforzando.
Approfondiremo, con il prossimo articolo, i casi più innovativi di calzature realizzate grazie al riciclo degli scarti alimentari

