Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Progettare pensando al “dopo”: quando a un prodotto viene regalata una seconda (o terza) vita

Avete indossato per anni le vostre scarpe preferite e ora, a malincuore, dovete liberarvene per “sorpassati limiti di età”. E adesso? Adesso immaginate quelle stesse scarpe diventare altro. Magari essere disassemblate per riciclarne alcune parti, oppure riparate, se possibile, per finire ai piedi di persone meno fortunate e che ne hanno davvero bisogno. Oppure, ancora, immaginatele trasformarsi proprio in un altro oggetto, magari in parti di componenti per l’edilizia o per le infrastrutture. 

Tutto questo preambolo per introdurvi il concetto di EPR, ovvero la responsabilità estesa del produttore, che ha ben illustrato Liz Alessi, consulente sostenibilità di Liz Alessi Consulting, durante una conferenza a MICAM X, l’innovation hub di MICAM Milano.

«Siamo circondati da troppi oggetti, anzi, ne siamo quasi sommersi», ha spiegato Alessi, che ha alle spalle una lunga carriera in brand di moda come Coach, Marc Jacobs e Stuart Weitzman, «io stessa amo fare shopping, ma il mondo del fashion è responsabile del 10% della produzione di emissioni di carbonio dell’umanità, quindi noi che lavoriamo in quest’ambito possiamo e dobbiamo fare la differenza».

E qui entra il gioco il concetto di EPR, la responsabilità estesa del produttore, ovvero una risposta imprenditoriale proattiva alle minacce della crisi climatica e del degrado ambientale. In poche parole, si tratta di una metodica di gestione dei rifiuti e dell’inquinamento che incoraggia le aziende a progettare prodotti più riciclabili all’insegna di un modello di economia circolare e che includa programmi di riutilizzo, riacquisto e riciclaggio dei vari oggetti.

Come si applica alle calzature e, di conseguenza, al mondo del retail? In diversi modi: alcuni brand invitano a riportare le calzature dismesse in negozio, come Timberland, che fa riparare le scarpe e le restituisce al consumatore per farle durare più a lungo, Oppure, si possono dare a persone bisognose – se in buono stato – grazie a negozi che regalano (o rivendono) prodotti donati: negli USA ci sono diverse società che distribuiscono abbigliamento a chi non può permetterselo. Altre aziende ancora, invece, ritirano i prodotti usati, li smembrano e riutilizzano tutto ciò che si può “salvare”, anche solo alcune parti o alcuni materiali, magari applicandoli su altri oggetti. Una strada perseguita anche dall’azienda italiana Scarpa che con il progetto Life Re-Shoes fornisce una soluzione circolare e sostenibile per la gestione del “fine vita” delle scarpe. Altre ancora, da alcuni prodotti riescono a ricreare nuove fibre e nuovi materiali, da utilizzare non solo nel mondo del fashion ma anche nell’edilizia o in altri settori. In poche parole, spiega ancora Liz, bisogna pensare più in grande, già dalla fase di progettazione, spingendo verso la longevità del prodotto e dei materiali di cui è composto e verso la loro capacità di riutilizzo.

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 Liz Alessi, consulente sostenibilità di Liz Alessi Consulting, a MICAM X
Liz Alessi a MICAM X
Soluzioni per il fine ciclo di vita del prodotto
Design per la circolarità
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Qualche consiglio per i brand? «Riducete la complessità dei componenti utilizzando ove possibile materiali monofibra, pensate a una scarpa che possa essere disassemblata e non dimenticatevi del packaging, che va smaltito tanto quanto i prodotti». Sembra futuro, eppure è “solo” buonsenso.

Vuoi scoprire di più sulla sostenibilità? Non perdere il prossimo articolo sul decalogo del produttore!