

Quanti sensori stanno in una scarpa?
Una volta atterrati all’Harry Reid, potevi raggiungere le varie location in cui si è svolto il CES di Las Vegas 2026 – tra i più importanti eventi internazionali dedicati all’innovazione tecnologica di consumo – usando i Pod a completa guida autonoma di Amazon. Entrando in fiera venivi accerchiato da una schiera di robot umanoidi sviluppati per realizzare qualsiasi mansione, sia in fabbrica che in casa.
Tutte innovazioni che necessitano una sensoristica avanzata e sofisticata. Tecnologie che, in futuro, potrebbero trovare spazio anche nelle scarpe? Più di qualche esempio già esiste per riflettere sul tema e immaginare un futuro di raccolta dati dai nostri piedi o passi.
Non parliamo di esperimenti un po’ giocosi come quello presentato dalla startup italiana Go-Oz: scarpe per muoversi nella realtà virtuale pur restando fermi, un device che migliora la consapevolezza spaziale facendo sì che il mondo virtuale sembri un’estensione del proprio corpo.
Parliamo di prodotti concreti e davvero utili come le solette Orphe Core. Premiate per l’eccellenza nel design e nella tecnologia, le solette rappresentano oggi lo stato dell’arte della “analisi dell’andatura”. Questi dispositivi integrano un modulo sensore a 6 assi in grado di catturare con estrema precisione ogni minima variazione del movimento del piede, trasformando la falcata in un modello 3D digitale visibile in tempo reale. Il sistema non si limita a contare i passi, ma analizza parametri cinematici complessi come l’angolo di appoggio del tallone e la pronazione, rendendo questo strumento indispensabile per la riabilitazione medica e la ricerca clinica.
L’efficacia di tali dispositivi è confermata dai numeri: il mercato globale dello smart footwear, stimato tra 333 e 550 milioni di dollari nel 2024, è destinato a una crescita verticale che potrebbe toccare i 3,7 miliardi entro il 2035, con un tasso di crescita annuale composto fino al 23% (dati Grand View Research). I driver di questa esplosione sono molteplici, in particolare la sicurezza sul lavoro e l’healthcare, appaiono i settori più promettenti.
Le scarpe da lavoro/sicurezza stanno evolvendo verso veri e propri dispositivi di protezione individuale connessi. Un esempio virtuoso è quello del colosso tedesco ELTEN, che con il progetto SMARTastic ha introdotto funzionalità rivoluzionarie nella filiera: sensori che rilevano posture innaturali, chip RFID attivi capaci di rallentare i carrelli elevatori in prossimità del lavoratore e sistemi di allarme vibranti per il distanziamento di sicurezza. Non meno rilevante è l’apporto di SolePower, startup di Pittsburgh che ha brevettato una tecnologia di ricarica cinetica: il movimento stesso della camminata alimenta GPS e altimetri integrati, garantendo un’operatività continua per i lavoratori in ambienti isolati.
Oltre alla sicurezza, la sensoristica sta rivoluzionando la prevenzione medica. Podimetrics, attraverso la sua SmartMat, utilizza l’imaging termico per prevenire le ulcere nei pazienti diabetici, con una riduzione documentata delle amputazioni pari al 71%. È indossabile la soluzione di Orpyx Sensory Insole che propone solette in grado di monitorare la pressione plantare in tempo reale: un trial pubblicato su Lancet Digital Health ha documentato una riduzione dell’86% delle recidive ulcerose con l’uso costante. Anche la connettività gioca un ruolo chiave: sistemi come quelli di Orpyx trasmettono dati via Bluetooth Low Energy 5.0 direttamente al cloud, permettendo ai medici un monitoraggio remoto costante.
Nello sport, Nike ha svelato nel 2025 Project Amplify, il primo sistema di calzatura motorizzata al mondo, segnando un nuovo confine tra meccanica e design. Adidas, dal canto suo, ha puntato sulla fusione tra reale e digitale lanciando GMR in partnership con Google Jacquard, un tag inserito nella suola che permette di trasformare le prestazioni sul campo in premi e potenziamenti all’interno dell’applicazione FIFA Mobile. Anche Under Armour ha democratizzato l’innovazione integrando il chip Record Sensor nella linea HOVR, offerta a prezzi competitivi senza sovrapprezzi per le funzionalità smart, connettendosi nativamente all’ecosistema MapMyRun. Persino nel segmento entry-level, giganti come Xiaomi propongono le Mijia Smart Shoes (monitorano l’attività fisica), dimostrando che la sensoristica non è più un lusso esclusivo.
Tuttavia, la strada verso la democratizzazione totale presenta ancora delle sfide: la miniaturizzazione estrema – come quella raggiunta dalle solette da 3mm di Arion Fusion – deve scontrarsi con i costi di produzione elevati e la necessità di mantenere le certificazioni di sicurezza standard. Autonomia delle batterie, durata e usura dei sensori e privacy sono alcune delle difficoltà ancora da risolvere. Il futuro del settore, inoltre, risiede nella capacità dei produttori di integrare l’elettronica senza compromettere le doti di protezione e comfort della suola o della tomaia.
Se l’AI predittiva riuscirà a passare dal semplice rilevamento alla previsione degli incidenti basata sulle variazioni dell’andatura, la calzatura intelligente cesserà di essere un accessorio hi-tech per diventare uno standard imprescindibile della nostra quotidianità professionale e personale.
Le scarpe possono imparare a pensare? Scopriremo la prossima settimana come 3 startup ci stiano lavorando.








