101 EDITIONS
22 – 24 FEBBRAIO 2026 / FIERAMILANO (RHO)

Think Green-

Sostenibilità senza mezzi termini

 

Riparare e rivendere conviene poco. Il fronte che vuole cambiare le regole

Nel 2005 Ellen MacArthur completò il giro del mondo in barca a vela in solitaria, stabilendo il record di velocità. Su quella barca aveva imparato una cosa semplice: tutto ciò che porti con te deve bastare fino all’arrivo, perché in mezzo all’oceano non ci si rifornisce. Da quell’esperienza nacque la fondazione che oggi porta il suo nome, diventata il principale riferimento mondiale sull’economia circolare.

È sotto questo cappello che è maturato The Fashion ReModel, il progetto dimostrativo da cui arriva un documento di indirizzo politico firmato da oltre 65 tra brand e operatori. Tra i nomi con un’offerta calzaturiera rilevante figurano Amer Sports, Arc’teryx, Ecoalf, Stella McCartney e Vivobarefoot, accanto a Decathlon, H&M Group, Inditex, Lacoste e Primark, e a piattaforme di rivendita come The RealReal, ThredUp, Vestiaire Collective e Zalando.

La richiesta: servono politiche che permettano ai modelli di business circolari — rivendita, riparazione, noleggio, rigenerazione — di crescere. Dove nasce questa richiesta? Secondo il report stilato dalla fondazione Ellen MacArthur, questi modelli stanno aumentando i ricavi a un ritmo quattro volte più rapido rispetto al fatturato complessivo delle aziende che li adottano. Il quadro normativo, però, li frena.

Investimenti e regole privilegiano ancora la fase di design e le infrastrutture di fine vita, mentre chi rivende e ripara incontra barriere di mercato. I processi circolari — selezione, pulizia, catalogazione, riparazione — hanno margini bassi e un’alta intensità di lavoro, con costi che restano elevati anche aumentando i volumi. A questo si aggiunge il fisco: un prodotto rivenduto paga imposte a ogni passaggio, e non soltanto alla prima vendita. «Le infrastrutture e le politiche pubbliche attuali rendono spesso più redditizio produrre articoli nuovi da materie prime vergini che mantenere in uso quelli esistenti», si legge nel documento.

Le proposte vanno in questa direzione: IVA ridotta al 6% in tutta l’UE per rivendita e riparazione, eliminazione della sales tax su prodotti rivenduti e servizi di riparazione in Stati Uniti e Canada, sgravi sul costo del lavoro per le mansioni legate a questi processi.

Per la filiera calzaturiera, abituata a ragionare sul prodotto, il messaggio sposta il fuoco altrove: la circolarità si gioca anche sulle regole fiscali. Finché riparare una scarpa costerà più che fabbricarne una nuova, l’economia circolare resterà più facile da raccontare che da praticare.

Giovedì prossimo parleremo di ECOSTEP, la nuova iniziativa che punta a disegnare il futuro della calzatura sostenibile in Europa.