

Sei startup utili alla filiera calzaturiera
Ogni anno in Europa escono dalle stampanti termiche circa 230 miliardi di scontrini. Paghiamo con lo smartphone e un istante dopo riceviamo un frammento di carta che non si può riciclare. Dentro lo stesso processo, l’innovazione avanza a velocità diverse.
Talvolta vale anche per il calzaturiero. Ed è un buon motivo per guardare fuori dal settore. Nel 2026 il Premio MICS Futuro Made in Italy | Call 4 Circular Startup — promosso dalla Fondazione MICS con il Circular Economy Lab di Intesa Sanpaolo Innovation Center e Cariplo Factory — ha raccolto 264 candidature e premiato dieci progetti, con una dotazione complessiva di un milione di euro. Sei parlano anche alla filiera della scarpa.
A valle: sapere chi compra
Per tornare all’esempio iniziale, Billd, nata a Napoli, sostituisce lo scontrino cartaceo con una ricevuta digitale che il cliente riceve avvicinando smartphone o wearable al POS, senza app né e-mail. Per un negozio di calzature il risparmio sulla carta termica è la parte meno interessante: il valore sta nei dati, perché ogni transazione fisica diventa una lettura del mercato offline — cosa si vende, a chi, quando. Conoscere a fondo le proprie vendite è sempre cruciale.
In fabbrica: qualità e automazione flessibile
BrainTex porta computer vision e intelligenza artificiale nel controllo qualità dei tessuti, individuando i difetti in tempo reale lungo la linea produttiva. Il sistema è modulare e si integra sui macchinari già presenti in filiera. Nel calzaturiero, dove un difetto scoperto a tomaia montata costa l’intero pezzo, l’ispezione automatica incide su rilavorazioni, contestazioni e resi.
Cognivix, fondata a Pescara nel 2021 da Daniele Bernardini, insegna a un robot industriale una sequenza di assemblaggio a partire da una singola dimostrazione video: come un apprendista che guarda il maestro. L’automazione robotica tradizionale è pensata per volumi alti e stabili, e ogni nuovo compito richiede programmazione, attrezzature dedicate e settimane di integrazione. La logica di Cognivix la apre ai lotti piccoli e ai cataloghi che cambiano ogni stagione.
Lungo la filiera: emissioni, materiali, fine vita
J4Energy affronta il capitolo della rendicontazione ambientale, le emissioni Scope 1, 2 e 3 lungo la supply chain. Il suo ‘Decarb Co-Pilot’ raccoglie i dati dei fornitori e individua le strategie di riduzione più sostenibili, con modelli di IA e digital twin, al posto di consulenze lunghe e fogli di calcolo. Per un marchio che si rifornisce da concerie, suolifici e terzisti, gran parte dell’impronta si trova lì.
Re-Sport, spin-off dell’Università di Bologna, ha brevettato un processo di riciclo che usa solventi naturali per separare i materiali. Lavora sulla dissoluzione selettiva di prodotti multi-materiale a fine vita: uno scarpone può contenere oltre quaranta materiali diversi tra plastiche, metalli e tessuti, e la tecnica è già applicata a scarpe sportive, scarponi da montagna e caschi.
Servati, nata nel distretto di Casarano da Matteo Di Paola e Marco Primiceri, stampa della calzatura in 3D, suola e struttura esterna e fa assemblare la tomaia a mano da artigiani italiani. Due soli materiali, gomma e poliestere, uniti da un sistema di incastro brevettato che elimina colle, solventi e termoadesivi: la scarpa si smonta a fine vita e i componenti rientrano in produzione.
Sei tecnologie, tre punti in cui la filiera rischia di perdere valore giorno dopo giorno: un dato che nessuno raccoglie, un pezzo che finisce a scarto, un materiale che resta incollato agli altri. L’innovazione che serve alla scarpa, quasi sempre, arriva da altri sviluppi industriali.
La prossima volta vi segnaliamo gli appuntamenti a MICAM con l’innovazione.

