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Sostenibilità senza mezzi termini

 

Sostenibilità e settore calzaturiero: un binomio che sta facendo… passi da gigante

Il settore del fashion ruota intorno al concetto delle tendenze, che portano un prodotto ad essere “stagionale” e avere spesso, quindi, un ciclo di vita piuttosto breve, provocando sprechi di risorse e un accumulo di rifiuti. Ma, per sopravvivere nel mercato e riuscire a fidelizzare sempre di più i propri clienti, oggi un’azienda deve essere in grado di offrire prodotti di moda che siano allo stesso tempo sostenibili. Molte imprese hanno quindi cominciato a ripensare completamente i propri processi produttivi, ottimizzando tutte le fasi di lavorazione, diminuendo il consumo di energia, di materie prime e le emissioni di gas serra. Non solo: sotto la lente di ingrandimento, ora, c’è anche la gestione del “fine vita” del prodotto, la sostenibilità degli imballaggi e il costo ambientale della logistica e dei trasporti.

Tra gli indici più riconosciuti per stabilire il proprio impatto sull’ambiente c’è la Carbon Footprint, un sistema che misura la quantità di carbonio – prima causa del surriscaldamento globale – emessa durante l’intero ciclo di vita del prodotto, che viene espressa in termini di Kg di CO2 equivalente. La difficoltà della misurazione dell’impatto ambientale del settore calzaturiero – che nel mondo produce circa 20 miliardi di paia di scarpe ogni anno (fonte: Statista) – è legata anche alla lunga filiera di questo segmento del mercato, che prevede input produttivi provenienti da centinaia di fornitori (dalla conceria che ha fornito il cuoio alla logistica/trasporti). Secondo i dati pubblicati da Quantis nel report Measuring Fashion: Insights from the Environmental Impact of the Global Apparel and Footwear Industries study, l’industria calzaturiera è responsabile dell’1,4% delle emissioni globali di gas serra, pari a 700 milioni di tonnellate di CO2equivalente..

Chi si è occupato di questa ricerca, dopo aver suddiviso il ciclo di vita del paio di scarpe in cinque stadi principali – materie prime, manifattura, utilizzo, trasporto, fine vita – ha scoperto che gli ultimi tre stadi contribuiscono poco alla produzione dell’impronta da CO2: la gran parte delle emissioni proviene infatti dalla fase della manifattura. E ciò è attribuibile al forte consumo di fonti energetiche dell’impianto e da processi come lo stampaggio per iniezione di suole e l’assemblaggio della calzatura, che richiedono un vasto consumo di energia.

 

Oggi, come dicevamo, la sfida dell’industria calzaturiera – ma del settore fashion in generale – è saper intercettare i trend producendo, però, secondo modelli di business sostenibili, che prendano in esame ogni aspetto della filiera, dal grado di sostenibilità delle materie prime, alla logistica, dai processi produttivi al packaging, fino alla vita post consumo del prodotto.

Non perderti il prossimo pezzo sulle normative EU più recenti sul tema sostenibilità!