


Sostenibilità: esigenza e motore di innovazione
Introdurre il concetto di sostenibilità nella filiera della calzatura non è solo un’esigenza dettata dalla crisi ambientale; può diventare la risposta a parte dei problemi che interesseranno sempre più il comparto. Ad aprire il dibattito su questo tema è stata Marguerite Le Rolland, Global Insight Manager di Euromonitor International durante la conferenza “THE NEXT STEP – Innovazione e sostenibilità nella filiera della calzatura”, nell’edizione di MICAM appena conclusa.
“Il comparto della moda si trova a dover affrontare una guerra commerciale, aggravata ulteriormente dai dazi di Trump. Nel 2025 si è registrata una crescita dell’1%, il tasso più basso dal periodo del Covid19, e se l’agenda di Trump dovesse essere approvata, il Pil globale crollerà del 2,5%”, ha dichiarato Marguerite, ricordando come gli Usa siano ancora oggi, con l’80% di prodotti importati, il più grande mercato della calzatura al mondo. La professionista ha messo in evidenza anche un’altra tendenza: il CPI (Consumer Price Index – indicatore relativo al costo della vita) ha un trend di crescita più veloce rispetto al prezzo dei prodotti, e questo suggerisce che presto i consumatori avranno meno potere di acquisto e, quindi, compreranno meno.
È qui che entra in gioco la sostenibilità, e lo fa su diversi fronti. Dalle indagini di Euromonitor International emerge infatti che le persone dimostrano un interesse crescente per il second hand e per soluzioni che permettono loro di trarre il massimo dai loro acquisti, puntando su prodotti che hanno una maggiore durevolezza e che possono essere riparati.
La nuova domanda dei consumatori da una parte e la volatilità del mercato dall’altra, unita alla necessità di rispettare le normative Ue sulla circolarità (una tra tutte, quella sul Digital Passport) inducono le aziende a rinnovarsi in termini green. Oggi il 50% dell’industria del lusso sta investendo in sostenibilità e il 47% delle aziende la ritiene il nuovo obiettivo del proprio business.
Sotto la lente di ingrandimento ci sono i modelli produttivi della filiera, da rivisitare in chiave più green. Come? Qui entrano in gioco l’AI e la blockchain. “L’adozione di questi strumenti permette alle imprese di raccogliere, analizzare dati e prendere decisioni in grado di creare valore nel futuro – spiega Marguerite Le Rolland – ad esempio, migliorando in termini di trasparenza e tracciabilità, così da coinvolgere tutta la filiera nel tentativo di rendere più sostenibile tutta la dimensione della vita del prodotto”.
La sostenibilità è quindi motore di innovazione e di diversificazione, e porta con sé una necessità: la collaborazione tra i diversi attori (fornitori, aziende produttrici, stakeholder, venditori, consumatori) è fondamentale per ripensare il comparto in un’ottica green.
Giovedì prossimo parleremo dei parametri che definiscono l’ecodesign

