


Sostenibilità, la vera sfida del settore calzaturiero del presente e del futuro
Tra i temi al centro di questa edizione di MICAM c’è stata la sostenibilità, sfida imprescindibile per qualsiasi azienda che punta a essere competitiva sul mercato. Ecco come Assocalzaturifici, in collaborazione con SPIN 360, società di consulenza specializzata nell’impatto ambientale dei prodotti, ha deciso di affrontare questa sfida. «Si parla tanto di sostenibilità, ma alla fine la messa in pratica è complicata per le nostre aziende», ha esordito Giovanna Ceolini, presidentessa di Assocalzaturifici. Per questo motivo, «abbiamo fatto una collaborazione con SPIN 360 perché ci aiuti a spiegare ai nostri imprenditori quanto sia importante la sostenibilità in questo momento. Anche perché ci sono alcune leggi dettate dall’Europa a cui bisogna sottostare. Inoltre, le scadenze che prima vedevamo lontane adesso sono davvero vicine; tra queste il passaporto digitale, la tracciabilità, il welfare aziendale…».
Secondo Ceolini, «dobbiamo assolutamente reagire e procedere anche con cambi in gestione e di produzione all’interno della nostra azienda. Abbiamo elaborato insieme a SPIN 360 un software che ci mette alla prova passo dopo passo, chiamato VCS (Verified&Certified Steps), per capire a che punto è la nostra azienda a livello di sostenibilità».
Si tratta del primo marchio registrato sulla sostenibilità della produzione della calzatura e «ci permette di fare tutti gli audit che i brand chiedono attraverso un solo strumento. Tradotto, significa meno costi e meno complicanze. E, soprattutto, la creazione di questo tool ha reso consapevoli le persone di ciò che si deve fare, che è la parte più complicata per noi “piccoli”. Alcuni brand, infatti, si sono già certificati».
Infine, conclude Ceolini, migliora anche la parte bancaria, perché «quando si va in banca e un’azienda è sostenibile, il credito diventa più facile. Noi imprenditori dobbiamo effettivamente metterci all’opera e trovare soluzioni all’interno della nostra azienda».
Ma approfondiamo meglio la conoscenza di questo software VCS. «Si tratta di un tool che aiuta i calzaturifici ad autovalutare le proprie performance a livello di sostenibilità ambientale e sociale, a capire quali sono i gap da migliorare e come mettere in piedi un programma di miglioramento. Il processo può culminare con un’autocertificazione», ha spiegato Elena Barone, head of consulting in Spin360.
Un calzaturificio, per approcciare il tema della sostenibilità, «deve dapprima valutare le proprie performance, capire quanto conosce i prodotti che mette sul mercato e le filiere da cui vengono i materiali che compongono i loro prodotti».
La conoscenza della filiera, infatti, «è imprescindibile, perché si scopre sempre che l’impatto ambientale principale deriva dall’estrazione della materia prima e dalla sua trasformazione. Conoscere la filiera, quindi, è il passo zero per cominciare a parlare di performance ambientale e sociale».
Per prima cosa, quindi, bisogna «autovalutarsi e conoscere le proprie filiere, successivamente si deve lavorare anche a valle, con i clienti – siano essi brand o consumatori – per capire quali siano le componenti di servizio che possono allungare il ciclo di vita dei prodotti, far sì che siano riparabili, magari offrendo anche il servizio di recupero dei prodotti a fine vita, recuperando materiali o componenti per creare nuovi prodotti».


