


Un “bagno” di sostenibilità per le scarpe che arrivano dal fondo del mare
Il futuro della sostenibilità in ambito calzaturiero arriva direttamente dal… fondo del mare. Nell’ambito della conferenza dal titolo “Passi verso un futuro sostenibile: Innovazioni e sfide nell’industria calzaturiera”, a MICAM Milano, Ryan Hunt, co-founder e direttore operativo in SHLOOP, ha raccontato come siano proprio le alghe uno dei “motori” – anche se non l’unico – del loro percorso verso una produzione più green e circolare. Ma perché proprio le alghe? “Hanno un potenziale enorme”, ha spiegato Hunt, perché sono “l’organismo che cresce più velocemente al mondo, ben 200 volte più rapidamente di ogni altra pianta e riduce, assorbendole, tutte le sostanze inquinanti presenti nell’acqua. Sarà il materiale del futuro, anche perché è a basso costo”.
Schloop è “un’azienda americana di innovazione e produzione sostenibile che ha come obiettivo quello di ridurre gli impatti ambientali e sociali dannosi derivanti dalla produzione di calzature”, ha spiegato Hunt. “Attraverso la ricerca e l’implementazione di tecniche sostenibili nella produzione calzaturiera e le relative opzioni di riciclo, possiamo stimolare l’economia locale creando nuove opportunità di carriera per artigiani, designer e tecnici”.
Il viaggio di Schloop “è cominciato nel lontano 2007, quando siamo stati incaricati dal ministero USA di creare nuovi materiali utilizzando le alghe, per sostenere l’industria in ottica green”. Poi, nel 2017, “abbiamo cominciato a collaborare con Adidas e altri brand, mentre nel 2021 abbiamo fondato a Meridian, in Mississippi, il nostro centro di sviluppo e produzione, all’interno di una vecchia industria di pasticceria degli anni Trenta”.
Il lancio del brand Schloop vero e proprio avviene nel 2024: “Abbiamo immaginato una filiera produttiva più sostenibile, collaboriamo con diversi brand e retail e cerchiamo di utilizzare materiali green e nuove tecnologie per accelerare la transizione”. Ogni procedimento, infatti, è volto verso una produzione circolare e sostenibile: “Oltre a pulire gli oceani raccogliendo le alghe per creare nuovi materiali, vogliamo essere un sostengo anche per la nostra comunità, per la quale abbiamo già creato diverse decine di posti di lavoro. Ai membri del nostro distretto diamo la possibilità di specializzarsi nei lavori artigianali e venire a lavorare presso di noi”.
Per Schloop, inoltre, è cruciale il fatto che “le parti dei nostri prodotti possono essere separate e riassemblate velocemente, recuperando componenti o parti di essi. Inoltre, utilizziamo agenti chimici più green e stiamo studiando come aumentare la biodegradabilità dei materiali senza diminuire le performance di un prodotto”.
E questo vale per tutta la filiera, fino alla fine: quando viene dismessa, la maggior parte delle calzature e dei prodotti in schiuma finisce nelle discariche, dove viene incenerita o si disperde nell’ambiente, rappresentando una sfida ecologica non da poco. Shloop cerca di interrompere questo circolo vizioso recuperando i materiali, migliorando l’efficienza energetica, le prestazioni ambientali e la qualità dei prodotti in schiuma rigenerata.
La missione di Schloop è dimostrare che la produzione sostenibile e circolare può prosperare negli USA, mettendo il pianeta e le persone prima del profitto. Dando potere alle comunità locali e formando la prossima generazione di calzolai eco-consapevoli, “stiamo dando ai creativi la libertà di fare ciò che fanno al meglio”, ha concluso Hunt. Forse, in questo caso “sostenibilità” fa proprio rima con “felicità”.
L’impatto della produzione delle calzature sul Pianeta è uno dei temi più caldi del settore: ne ha parlato Nicole Sala, Environmental Impact Assessment Lead in New Balance. Se vuoi sapere cosa ci ha raccontato, leggi MICAM Mag giovedì prossimo

