

Catene di fornitura autonome. Il calzaturiero dovrebbe accelerare
Nelle fabbriche dell’automotive le linee di assemblaggio robotizzate impiegano già l’intelligenza artificiale per aumentare la velocità di produzione e ridurre gli errori. È il comparto più avanzato tra i dodici analizzati da Accenture nella ricerca “Making autonomous supply chains real”: indice di maturità mediano a 24 oggi, atteso a 54 entro cinque anni. La media di tutti i settori si ferma a 16. Il retail non fa eccezione, parte da 16 punti con proiezione a 42.
L’indagine ha coinvolto 1.000 dirigenti tra Nord America, Sud America, Europa e Asia Pacifico, segmentando le operazioni di filiera in 29 attività raggruppate in 9 cluster, dalla progettazione all’acquisto strategico, dalla produzione al controllo qualità. Il 66% delle aziende dichiara di voler salire di livello entro il prossimo decennio.
I benefici attesi sono quantificati: +5% di EBITA, +7% di ritorno sul capitale investito, -27% sui tempi di evasione degli ordini, +25% di produttività del lavoro, -16% di emissioni. Il tempo di reazione a un’interruzione scende da 11 a 4 giorni. Il 39% delle aziende ritiene che le operazioni autonome faranno avanzare la circolarità della filiera, grazie a riuso, riciclo ed efficienza nell’impiego delle risorse.
Kris Timmermans, Global Lead Supply Chain & Operations di Accenture, indica due condizioni preliminari: abbattere i silos funzionali — la logica di acquisti, produzione, logistica e vendite, ciascuna con i propri dati e obiettivi — e semplificare i processi. Senza visibilità end-to-end anche i sistemi di IA più sofisticati non generano valore.
Il confronto con il calzaturiero italiano non può essere perfettamente allineato poiché non esiste una ricerca analoga per il comparto. Può aiutare a ragionare sui livelli di innovazione del settore l’analisi dell’Osservatorio iCRIBIS del febbraio 2026. Rileva che, su 25.793 imprese attive, solo il 5,8% presenta un’elevata maturità digitale e il 77,3% si colloca al livello più basso. Sull’innovazione il quadro migliora di poco: 3% alto, 45,9% molto basso. Il 70,7% sono microimprese, con una media di 3 o 4 dipendenti.
Anche nel campione Accenture, del resto, solo il 25% considera l’autonomia una priorità su cui sta investendo e il 4% punta all’autonomia completa. Il 67% delle aziende non si fida abbastanza dei propri dati per ricavarne valore, il 55% li cerca ancora manualmente. L’investimento stimato è lo 0,9% del fatturato annuo. Sull’occupazione, l’1% prevede una riduzione significativa dell’organico a seguito dell’aumento dei livelli di automazione: le persone restano “on the loop”, a supervisionare le decisioni del sistema.
Un ultimo dato, utile per chi deve analizzare in prospettiva: nessuno dei dodici settori analizzati prevede di raggiungere l’autonomia piena entro cinque anni.
La prossima settimana si va alla scoperta di alcune startup che potrebbero migliorare alcuni processi del settore calzaturiero.

