

Personal AI. L’algoritmo guarda il tuo piede
Provate a rispondere: qual è la fotografia completa della vostra situazione finanziaria? Conti correnti, carte di credito, mutuo, finanziamento dell’auto. Pezzi sparsi che nessuna banca, per quanto attrezzata di dashboard, riesce a ricomporre.
Un mese fa Perplexity ha lanciato una AI personale dedicata proprio a questo: collegarsi a tutti i repository finanziari di una persona e restituirle una visione di insieme. Da qui parte la riflessione di Alberto Mattiello, esperto di innovazione, su come l’intelligenza artificiale stia ridisegnando il rapporto fra consumatore e prodotto, calzature comprese.

Mattiello distingue tre famiglie di AI ormai operative. Le public AI, addestrate su dati pubblici, quelle che usiamo per pianificare un viaggio o tradurre un’e-mail. Le enterprise AI, addestrate sui dati aziendali, con sovranità e sicurezza dell’informazione che restano in casa. E le personal AI, la novità che cambia la prospettiva: algoritmi che lavorano sui dati posseduti dalla singola persona, restituendole una visione integrata che nessun operatore riesce a offrire da solo.
La conseguenza più diretta riguarda il funnel di acquisto. Mattiello racconta un esperimento condotto su sé stesso con il modello di analisi immagini più recente di OpenAI: una fotografia dei suoi piedi, l’istruzione di comportarsi come un podologo, la richiesta di indicare le migliori scarpe da tennis sul mercato in base a forma e problematiche rilevate. Tre clic dopo, comparazione prezzi inclusa, l’acquisto è a portata di mano. «Il funnel scompare. Tutto quello che sappiamo sul modo in cui ci connettiamo con le persone online cambierà profondamente», ha affermato.
A monte si combatte già una guerra silenziosa: quella per l’interfaccia unica. Google Spark, Alexa Plus di Amazon e la nuova Siri AI di Apple si contendono il ruolo di assistente trasversale, capace di smistare la richiesta verso la AI giusta — pubblica, enterprise o personale. Chi conquista quella porta d’ingresso conquista la relazione con il cliente.
C’è poi il dato che ribalta lo scenario competitivo. Da qualche settimana, sul web i bot superano gli esseri umani. Nell’e-commerce fashion, in dodici mesi, il numero di agenti AI che fanno ricerca online si è moltiplicato per quattro. La produzione di contenuti via AI ha già superato quella umana. Il web visibile — menu, pulsanti, immagini patinate — è ormai metà del territorio da esplorare/conquistare. L’altra metà è l’agentic web, dove gli agenti dialogano fra loro tramite API, CLI e protocolli dedicati. Una previsione di McKinsey citata da Mattiello quantifica il fenomeno: nel giro di tre-quattro anni, fra il 30% e il 50% delle transazioni globali consumer potrebbe passare da quel canale automatizzato. L’interlocutore non è più il cliente umano, bensì i suoi agenti che operano ‘in autonomia’ online.
Cosa significa per chi fa e/o vende scarpe? Ogni nuovo prodotto avrà due interlocutori: il piede del cliente e un algoritmo.

