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22 – 24 FEBBRAIO 2026 / FIERAMILANO (RHO)

Ideas-

L’innovazione tecnologica che conta davvero

 

Civiltà delle macchine. La filiera viene prima del prodotto

Negli anni Cinquanta Leonardo Sinisgalli, poeta e ingegnere, e Giuseppe Luraghi, manager di Pirelli e Alfa Romeo, fondarono Civiltà delle Macchine: una rivista nata per dimostrare che tecnica, industria e cultura appartenevano a un solo progetto di Paese.

Mauro Bergozza ha richiamato il concetto chiudendo l’Assemblea Generale di Assomac, il 18 giugno al Centro Congressi della Fondazione Cariplo di Milano. Non un omaggio nostalgico. Un argomento molto concreto. Il messaggio del presidente dell’associazione che riunisce i costruttori italiani di tecnologie per calzatura, pelletteria e conceria è stato netto: «Non esiste Made in Italy senza filiera, non esiste filiera senza manifattura, non esiste manifattura senza tecnologia».

Il punto è che una filiera, quando si indebolisce, non perde soltanto un anello. «Le filiere non si spezzano senza conseguenze. Si spostano. E quando si spostano, lo fanno progressivamente nella loro interezza», ha avvertito Bergozza. Prima il prodotto finito, poi le competenze, gli investimenti, i fornitori, infine la tecnologia. L’esempio del distretto di Vigevano pesa più di qualsiasi statistica: il rapporto tra produttori di tecnologia e produttori di calzature è ormai vicino a otto a uno.

I numeri confermano la pressione. Le macchine per calzatura hanno chiuso il 2025 a -4,08%, segmento più solido di un comparto Assomac che nel suo insieme ha ceduto un altro 11% dopo il -12% del 2024. Sul prodotto finito l’Italia resta terzo esportatore mondiale di calzature, mentre alcuni distretti — quello marchigiano in primis — scontano quattro anni di conflitto russo-ucraino su mercati che erano tra i loro sbocchi principali.

Sulla stessa linea Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici: «Facciamo parte tutti di una stessa filiera e abbiamo un solo obiettivo: continuare a rimanere sul mercato e avere successo». Per arrivarci, ha insistito, bisogna prima di tutto parlarsi e confrontarsi.

Ceolini ha messo a fuoco un nodo che riguarda da vicino il calzaturiero: la trasmissione delle competenze. Quando un tecnico esperto va in pensione, l’azienda perde un patrimonio difficile da ricostruire. «Un po’ di mea culpa lo dobbiamo fare anche noi», ha ammesso, per non aver avvicinato a sufficienza i giovani, a volte allontanandoli con l’idea che il lavoro in fabbrica fosse un ripiego. La risposta su cui lavora Assocalzaturifici procede su due fronti: il protocollo scuola-lavoro firmato con il Ministero dell’Istruzione e la candidatura dell’arte della calzatura italiana a patrimonio immateriale UNESCO.

Da qui la proposta che ha attraversato l’Assemblea: un tavolo permanente di filiera tra tecnologia, materiali e prodotto finito, capace di parlare con una sola voce alle istituzioni nazionali ed europee.

Sinisgalli e Luraghi univano sapere tecnico e sapere umanistico per raccontare un’Italia che costruiva il proprio futuro. Settant’anni dopo, il calzaturiero ricorda che quel futuro si difende difendendo ogni anello della catena.

Quanto incide l’e-commerce sulla crescita economica e sulla competitività del sistema Italia sarà il tema che affronteremo la prossima Settimana.