

Le startup del fashion tech cambiano passo
StartupItalia ha tracciato il bilancio di un decennio: 9,6 miliardi di euro raccolti dalle startup italiane tra il 2015 e il 2025. La traiettoria, però, è molto più interessante dei numeri. Dai 98 milioni del 2015 al picco di 2,3 miliardi nel 2022 — trainato dalla liquidità globale e dall’accelerazione digitale — fino al raffreddamento attuale: 204 round nel 2025, il massimo del decennio, con ticket medi più contenuti.

Più operazioni, meno capitale facile. Un segnale che l’ecosistema è entrato nella fase adulta. «Il vero gap italiano oggi non è più creare startup, ma riuscire a trasformarle in scaleup capaci di generare valore internazionale», osserva Simone Pepino, CEO di Pull the Rabbit, StartupItalia e Hoopygang. Lo stock conferma: dalle oltre 14.000 startup innovative del 2022 si è scesi a circa 12.000 unità nel 2024-2025.
Il fashion tech non sfugge alla traiettoria. Riduce le sue proposte e si focalizza su tematiche precise, davvero utili al comparto. Lo si è visto anche a Expo Riva Schuh e Gardabags dove erano presenti nove startup internazionali. Cinque gli assi tematici della selezione 2026. Il primo è il 3D senza più scuse: Voxelo trasforma un video da smartphone in un digital twin, CustomWorkshop powered by Threedium genera gemelli digitali che alimentano ogni fase del ciclo di vita del prodotto, Ustyle porta i suggerimenti personalizzati nell’e-commerce. Il secondo è la personalizzazione di massa: Tailoor, la sostenibilità nel fashion che si fa smart, e PlatformE abilitano produzione on-demand e digitalizzazione di filiera, riducendo le scorte. Il terzo è il Passaporto Digitale di Prodotto: HALA e Circular Solution preparano le aziende alle imminenti normative europee, trasformando la compliance in leva di crescita. Molto presente anche il tema della riduzione dei resi e delle opportunità di after-sale, dal recommerce al riciclo verificato.
Un asse merita un approfondimento: la calzata come dato. Sooley trasforma un iPhone in uno scanner 3D del piede; Shoefitr.io, vincitrice della Startup Competition di quest’anno, lavora su due livelli di scansione che dialogano. I consumatori scansionano i propri piedi via app web mobile prima dell’acquisto, generando la geometria reale nel momento esatto dell’intenzione d’acquisto; fabbriche e brand scansionano le scarpe finite dopo la produzione, rilevandone volume e dimensioni effettive, anche interne. L’incontro fra dato del piede e dato della scarpa permette di prevedere e prevenire i resi, con effetti a cascata su logistica e sostenibilità.

L’innovazione nel calzaturiero parla oggi il linguaggio dei dati, della tracciabilità e dell’intelligenza applicata alla relazione fra prodotto e consumatore. La maturità del venture capital incontra quella di una filiera sempre più consapevole delle sue reali necessità.
Può un marchio di calzature rinnovare il suo canale distributivo? A questa domanda rispondiamo la prossima settimana.

